La città verrà distrutta all’alba

La città verrà distrutta all'albaDiretto da Breck Eisner, il remake del film di Romero è un horror al cardiopalma con un potente messaggio antimilitarista

di Stefano Papalia
stevenpap@hotmail.it

Cardiopalma, tachicardia e una violenta dose di tensione accompagnano lo spettatore lungo tutta la storia. Lo stesso George A. Romero, regista del film originale datato 1973, e produttore esecutivo di questo remake, lo ha definito: «superlativa rielaborazione di un film superlativo».

Breck Eisner, il regista del film, reinventa l’arte dei remake-horror. Crea atmosfere di puro panico, gioca con chi guarda, trascinandolo in un vortice di paura e di terrore. Ogni cambio di scena cela un possibile, quanto mai probabile, balzo dalla poltrona e una esagerata accelerazione dei battiti del cuore.
È la mescolanza perfetta dei generi. Dall’horror si passa al thriller, senza trascurare l’action movie, per concludere con momenti apocalittici alla Deep Impact.
Nel mezzo ci sta tutto. E sopra il tutto, ci sono le critiche feroci alla militarizzazione del mondo. Ai metodi, a dir poco, esagerati utilizzati dai soldati per reprimere i mali e all’esaltazione di cui sono vittime, per il semplice fatto di avere un mitra in mano. “Homo homini lupus” è il messaggio forte che a suo tempo lanciò Romero e che oggi, dopo oltre trent’anni è più attuale che mai.
E così che una tranquilla cittadina del Mid West – una di quelle in cui tutti si conoscono e si vogliono bene, in cui si nasce, si vive e si muore parlando sempre con le stesse persone – viene scossa da una tragedia che la porterà prima al caos e poi alla catastrofe. Gli abitanti vengono colti, uno ad uno, da una sete di violenza incontenibile e iniziano a uccidersi tra loro. Lo sceriffo David Dutton (Timothy Olyphant), la moglie incinta Judy (Radha Mitchell), la sua assistente Becca (Danielle Panabaker) e il vice sceriffo Russell (Joe Anderson), si ritrovano intrappolati tra la propria gente assetata di sangue. Abbandonati dalle autorità, che hanno ben altro a cui pensare e terrorizzati all’idea di far la stessa fine dei propri concittadini, i quattro si alleano in una battaglia all’ultimo sangue contro tutti e contro tutto.

Le scene più horror di questo film non sono però quelle in cui il sangue ricopre la telecamera, nè quelle in cui un frullino impazzito rischia di dividere a metà un uomo. Le parti aberranti, che fanno davvero orrore, sono quelle in cui i militari trattano gli uomini, persone uguali a loro, come bestie da mandare al macello, senza rispetto, senza nessun riguardo o considerazione. Il risultato di quest’orrore è l’anarchia, è l’uomo che si ribella all’uomo, è la guerra, e non c’è niente di più reale della guerra. Un orrore a cui un film horror non potrà mai nemmeno avvicinarsi.
Perfetta la canzone dei titoli di coda.

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