Notte folle a Manhattan

Notte folle a ManhattanIl regista di Una notte al museo, Shawn Levy, realizza una commedia d’azione per evadere dalla routine e ricordarci che “non c’è posto come casa”

di Dafne Foderà
dafne.fodera@libero.it

Essere qualcun altro per poi accorgersi di rivolere indietro la propria vita. Evadere dalla quotidianità per ritrovare le piccole cose. Shawn Levy, già regista di Una notte al museo e Una notte al museo 2 – La fuga, trasforma la normale serata dei coniugi Foster in un’avventura. E lo fa con due attori che si combinano perfettamente: Steve Carell (40 anni vergine e The Office) e Tina Fey (Baby Mama, 30 Rock, SNL).

Phil e Claire Foster sono una “noiosa coppia di New York”, con due figli. L’unico momento tutto per loro è la cena al Teaneck Tavern, dove la loro massima trasgressione è vivere le vite degli altri. Ma anche l’appuntamento fuori, prima o poi, diventa routine. Così, Phil decide di coinvolgere la moglie in qualcosa di diverso: andare in un ristorante esclusivo di Manhattan. Per una sera, saranno altre persone. Per una sera, i Foster diventeranno i Tripplehorn. Come se questi ultimi non fossero anche loro una coppia. I Foster, quindi, compiono la prima trasgressione, assumono una nuova identità ed entrano in una serie di situazioni divertenti e impossibili, dalle quali non riescono a uscire. E inizia l’avventura. Pericolo e circostanze tanto incredibili da lasciare lo spettatore incollato a guardarle. Come, per esempio, la sequenza della corsa di due veicoli incastrati tra loro. Levy supera il cliché della scena di inseguimento in macchina e lo lega ai personaggi. «Una volta che avevamo chiaro il concetto di fare incastrare le due automobili, potevamo collegare questo tema a quello del film, ovvero una coppia che deve imparare a comunicare e sopravvivere», ha dichiarato il regista. E così, incastrati l’uno di fronte all’altro, i Foster si confrontano e capiscono di voler solo tornare a casa.
Perché Phil e Claire si amano davvero. Non hanno problemi. Hanno voluto averne per una notte. Perché, se il matrimonio diventa “fare ciò che non va”, è necessario indossare i panni di qualcun altro per apprezzare i propri. Vestirsi bene e andare in un posto diverso, lontano dalle proprie abitudini. In fondo, chi non ha mai sognato di prendere il posto di qualcun altro? Lo scambio di identità diventa, in questo film, forma di evasione.

Il tema è universale. La certezza confortante contro il pericolo che dà emozioni. Un tema affrontato in modo divertente, affinché anche lo spettatore possa vivere la sua notte diversa. Il cinema, in fondo, serve a questo. A evadere, almeno per due ore. E, per due ore, durante Notte folle a Manhattan, anche lo spettatore si prende una pausa dalla sua vita. Come i Foster.

One Response to “ Notte folle a Manhattan ”

  1. [...] Un film drammatico? Di avventura? Real Steel, regia di Shawn Levy (Una notte al museo, Notte folle a Manhattan) è tutto questo. Il robot è qui un elemento in più rispetto ad altri film che parlano di sport [...]