Scontro fra titani
Remake di un vecchio successo con Laurence Olivier, il film di Louis Leterrier ha il ritmo serrato di un videogame ma non convince
di Elena Mandolini
mand.mae@libero.it
Zeus, inguaribile donnaiolo, semina figli illegittimi sulla Terra; fra di loro c’è Perseo, che vorrebbe sfidare e combattere gli Dèi per sovvertire l’ordine dello status quo. Brutto affare per il padre degli Dèi che, pungolato e aiutato dal fratello Ade, decide di aizzare contro l’umanità il mostro marino Kraken che dovrà distruggere la città di Argo; tanto per ribadire la sua potenza e superiorità sull’infida umanità. Perseo, aiutato dai guerrieri di Argo, decide di combattere contro il padre e padrone della situazione, per salvare la città e la bella Andromeda, incatenata agli scogli come vittima sacrificale.
Prima ancora che uscisse nelle sale cinematografiche, già si sentiva il chiasso dei Titani in arrivo; forse per la sua versione originale, datata 1981, che tanto era piaciuta al pubblico e alla critica, o forse per il 3d che tanto è tornato di moda. Fatto è che il remake di un vecchio successo, dove fra i protagonisti vi era l’affascinante Laurence Olivier, desta non pochi dubbi e perplessità. Che vengono poi confermati durante la visione del film. Tanta attesa e anche una riscoperta voglia nel pubblico di riassaporare vecchi miti greci, non riuscirà a salvare Scontro fra titani, che si rivela una grande operazione legata agli effetti speciali. Più che un film tratto dalla mitologia, sembra un lungometraggio che ha preso spunto dal videogioco omonimo. Il regista Louis Leterrier confeziona un prodotto fatto di salti, combattimenti, grida e mostri che non lascia nulla a chi guarda il film; magari la voglia di riprendere in mano i vecchi miti e sognare davvero su quanto fossero eroici gli uomini e infidi gli Dèi. Un merito della pellicola è sicuramente il ritmo che, definirlo serrato è poco, non lascia un attimo di respiro; forse questo aspetto potrebbe salvare i Titani almeno da un’apocalittica distruzione da parte del pubblico.
E le dolenti note non finiscono qui. Liam Neeson e Ralph Fiennes, affascinanti quanto bravi attori con interpretazioni di tutto rispetto alle spalle, non solo qui non convincono, ma non sembrano convinti neanche loro. Soprattutto Neeson. Che dire di Sam Worthington? Ormai consacrato al 3d dopo l’Avatar di Cameron, non regala né più né meno di ciò che ci aspetterebbe da lui.
Insomma una vera tragedia.


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