Oltre le Regole – The Messenger

The MessengerNel suo film d’esordio, premiato a Berlino e candidato a due Oscar, Moverman esplora la (dis)umanità del dolore e del guerra

di Raffaele Serinelli
raffaeleserinelli@hotmail.com

Esiste un decalogo che permette di annunciare un lutto terribile secondo il quale attraverso delle semplici regole comportamentali si può in un certo qual modo rendere meno atroce la notizia. Oren Moverman accende i riflettori su un lato della (fin troppo gettonata) guerra in Iraq che non emerge nella maggior parte dei film dallo stesso tema. I messaggeri sono coloro che, a fronte di onorificenze ottenute sul campo di battaglia e impossibilitati a portare avanti missioni potenzialmente pericolose data la loro situazione precaria e di convalescenza, vengono investiti dell’onorevole compito (per fortuna o disgrazia dipende dai punti di vista) di annunciare ai familiari la morte dei giovani soldati. Portatori delle tristi notifiche sono i due ufficiali Will Montgomery (Ben Foster) e Anthony ‘Tony’ Stone (Woody Harrelson). Quest’ultimo ha il duplice compito di indottrinare il giovane eroe della patria Montgomery osannato dall’esercito statunitense per aver salvato la vita di due suoi colleghi in una situazione disperata. Stone conosce a memoria il protocollo (Casualty Notification Guide for the Casualty Notification Officer), mediante il quale di fronte ai parenti più stretti delle vittime (PP) riesce a mascherare ogni emozione che potrebbe compromettere una missione delicatissima. Montgomery è alle sue prime esperienze da messaggero, non riesce a far sua quella freddezza che viene richiesta per queste circostanze e spesso trasgredisce quelle che dovrebbero essere le principali regole del decalogo. Colpito profondamente dalla situazione di una giovane vedova Olivia Pitterson (Smantha Morton), si fa coinvolgere in una relazione dove le emozioni sono troppo forti, in gioco non c’è solo la voglia di andare contro delle regole che schematizzano dei comportamenti rendendoli disumani, ma c’è anche la difficile condizione di due persone che rischiano le accuse di coloro che gravitano attorno alla coppia e che difficilmente capirebbero le motivazioni che spingono i giovani ad aggrapparsi l’uno all’altra come ultima alternativa per non soccombere.

Speranza e resistenza dello spirito umano di fronte alle difficoltà che scaturiscono da guerre senza senso, dolori esistenziali figli di condizioni umane portate ai limiti del dolore (fisico e mentale), sono i temi principali che reggono l’intera sceneggiatura, tanto attuali quanto drammaticamente universali. Candidato a due premi Oscar (miglior attore protagonista, miglior sceneggiatura) e vincitore del premio alla miglior sceneggiatura al Festival di Berlino 2009, Moverman sceglie, per il suo esordio cinematografico, un tema difficile e senza tempo. Sorprende particolarmente la bravura dei due attori protagonisti, intenti ad affrontare due interpretazioni complicate, i due ufficiali intraprendono questo viaggio insieme ma da due prospettive divergenti; la complicità che si instaura tra i due li renderà particolarmente uniti, in questa avventura che metterà a dura prova gli animi di due soldati che per quanto blasonati possano essere, rimangono comunque due uomini. L’ironia del più anziano degli ufficiali, corazza che cela una inadeguatezza di base che mina le pareti psichiche già labili, impedendogli di essere veramente se stesso, e la difficoltà di Montgomery nel portare a termine un compito che ritiene troppo umano e carico di empatia per poter essere schematizzato in un decalogo, unisce indissolubilmente i due, rendendoli indispensabili l’uno per l’altro. L’incontro con la giovane vedova Olivia, contribuisce ad esaltare ancora di più la diversità dei due protagonisti maschili, Stone trincerato nella sua finta ironia irrigidito da un cumulo di regole, rifiuta (per scelta?) il contatto umano, lanciandosi in storielle prive di futuro e destinate al solo appagamento sessuale. Montgomery sembra conservare ancora quel barlume di umanità che una guerra senza senso ed un decalogo quantomeno discutibile, hanno provato in tutti i modi ad infangare. Il riferimento al conflitto iracheno è ovvio, anche se il regista che per ben quattro anni ha servito l’esercito della sua nazione d’origine (Israele), tende a privarci di coordinate temporali. La vena antimilitaristica è forte, soprattutto nelle scene in cui giovani soldati vengono chiamati a perlustrare grandi magazzini alla ricerca di ragazzi da reclutare. Nota negativa che si potrebbe riscontrare è sicuramente la lentezza del film, non proprio conforme ai ritmi ai quali il cinema USA ci ha abituato, rischia in certi frangenti di annoiare. Questo film coraggioso assume per la prima volta un punto di vista differente, quell’occhio dei messaggeri che spesso si vede in molti film di guerra, ma che mai era stato osservato così in profondità; oltre l’usuale visione che ci viene proposta, oltre i propri demoni interiori, oltre le regole.

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