Far East Film 2010

DREAM HOME_Josie Ho

Il meglio delle cinematografie popolari dell’Estremo Oriente sbarca a Udine per la dodicesima edizione del Far East Film Festival, tradizionale e attesissima vetrina friulana per appassionati e addetti ai lavori. Proiezioni, retrospettive, omaggi, eventi, incontri e mostre, per un ricco e gustoso programma

di Francesco Del Grosso
francescodelgrosso@yahoo.it

Presentato il programma della dodicesima edizione del Far East Film, tradizionale e attesissima vetrina friulana per appassionati e addetti ai lavori, dedicata al meglio delle cinematografie popolari dell’Estremo Oriente. Nove giorni dal 23 aprile al 1 maggio 2010 all’insegna dell’asian style, animeranno Udine portando tra le strade della città e nelle consuete cornici del Teatro Nuovo e del cinema Visionario, proiezioni, retrospettive, omaggi, eventi, mostre, incontri con registi e attori. Filmaker’s magazine seguirà per voi la manifestazione con un diario di bordo quotidiano incentrato sugli appuntamenti in cartellone, di quello che è diventato, senza ombra di dubbio, il maggiore avamposto cinematografico orientale d’Europa, grazie al grande riscontro di pubblico e soprattutto alla passione e all’impegno dei direttori artistici e dell’intero staff del Centro Espressioni Cinematografiche di Udine.

Ricco come sempre il palinsesto, nonostante i tagli ai fondi pubblici che hanno messo in ginocchio molte piccole e grandi kermesse nostrane, il Far East Film presenta una selezione di settantadue film in rappresentanza di nove cinematografie (Cina, Corea del Sud, Hong Kong, Filippine, Giappone, Indonesia, Taiwan, Thailandia e Vietnam), la maggior parte in anteprima assoluta in Occidente. L’apertura del FEFF è affidata all’anteprima internazionale della commedia in rosa made in China Sophie’s Revenge, prodotta e interpretata dalla diva Zhang Ziyi, affidata alla regia della giovane Eva Jin. Si tratta di una divertente partitura sentimentale su due bellissime giovani donne rivali in amore sulla scia di Innamorati cronici. La cinematografia cinese è del resto una delle grandi protagonisti di questa edizione con la bellezza di nove titoli, con un occhio particolare ai quei kolossal storici di propaganda che hanno conquistato milioni di spettatori nell’ultima annata tra cui segnaliamo: il thriller mozzafiato The Message della coppia Chen Kuofu e Gao Qunshu, ambientato durante la guerra anti-giapponese, ma soprattutto il kolossal storico sbanca botteghini diretto dal duo Han Sanping- Huang Jianxin, The Founding Of A Republic, sorta di compendio incentrato su un periodo cruciale nella storia della Cina, ossia gli anni che vanno dal 1945 al 1949.

Non sono da meno Hong Kong, Corea del Sud e Giappone, a loro volta presenti alla kermesse friulana con un cospicuo numero di opere. Tra le dieci proposte griffate Hong Kong non possiamo non citare l’anteprima mondiale del controverso, iper-violento e crudo “slasher” Dream Home di Pang Ho-cheung. Il film rilegge in chiave horror il problema delle abitazioni in quel di Hong Kong, attraverso la storia di una donna disposta a commettere qualsiasi delitto pur di racimolare i soldi necessari all’acquisto di una casa. Da Hong Kong arrivano anche lo spettacolare martial arts action movie Gallants diretto da Derek Kwok e Clement Cheng, il nostalgico e intenso melodramma Echoes Of The Rainbow di Alex Law e la divertente black-comedy di Chan Hing-kai e Janet Chun dal titolo La Comédie Humaine. Risponde il cinema sudcoreano che con nove titoli di genere e stile differente regaleranno emozioni forti e adrenalina, due su tutti: il catastrofico e spettacolare Haeundae di Youn Je-gyun e il fanta-action iper-cinetico firmato da Choi Dong-hoon, Woochi, un frullato esplosivo di arti marziali e azione. Dal Sol Levante, invece, nove film per lo più comici come la spassosissima parodia di Taxi Driver diretta da Miura Daisuke, Boys On The Run, ma anche thriller al cardiopalma del calibro di Golden Slumber di Nakamura Yoshihiro e Zero Focus di Inudo Isshin.

La Thailandia lascia la sua impronta nel palinsesto con cinque pellicole dal forte impatto empatico, capaci di catapultare gli spettatori in veri e propri labirinti mnemonici: l’horror a episodi Phobia 2 e i due psycho-thriller Who Are You? di Pakphum Wongjida e Slice di Kongkiat Khomsiri. Due pellicole a testa per Filippine, Taiwan e Vietnam. In rappresentanza del cinema filippino non poteva mancare Erik Matti, ospite fisso del FEFF, che presenta a Udine la sua ultima fatica, l’onirico e  malinconico dramma The Arrival. Il piccolo menu vietnamita offre, invece, molta adrenalina a buon mercato con il pirotecnico action movie Clash di Le Thanh Son e il notevole film d’arti marziali The Legend Is Alive diretto da Luu Huynh, controbilanciata dalla dose massiccia di romanticismo propinata da uno dei due film battente bandiera vietnamita, Hear Me di Cheng Fen-fen.

Ultima, ma non certo per meriti, cinematografia presente al festival quella indonesiana con tre pellicole drammatiche che puntano diritto al cuore dello spettatore, una su tutte la delicata e sfuggente Identity di Aria Kusumadewa. Ed è battente bandiera indonesiana anche la sigla ufficiale di questa edizione del FEFF dal titolo  EXOTIC, AUTHENTIC, HANDS-FREE, NO SAFETY!, quaranta secondi di ludica follia metropolitana firmati dal geniale di Joko Anwar.

Ma il Far East Film come tradizione ha sempre uno sguardo rivolto al passato e non solo al presente.  Tornano, infatti, le grandi retrospettive dedicate ad autori e case di produzione celebri della storia del cinema popolare asiatico. La prima è dedicata a una delle più famose case di produzione giapponese, la Shin-Toho, che, per l’effetto che provocò all’epoca nel Paese del Sol Levante, potremmo paragonare alla celeberrima factory di Roger Corman capace negli stessi anni Sessanta di rivoluzionare e dare nuova linfa al cinema americano di genere popolandolo di adolescenti ribelli, vampiri, lupi mannari e ragazze formose in bikini. Specializzata in film noir e thriller cruciali per la sintassi del cinema popolare nipponico, ma capace di sfornare ottimi musical e melò, la Shin-Toho sarà “rivissuta” a Udine attraverso quindici opere prodotte a cavallo tra gli Cinquanta e Sessanta ancora inedite in Occidente. La seconda retrospettiva vedrà invece continuare il percorso di ricerca e di approfondimento della storia recente del cinema di Hong Kong già iniziato dal Far East in passato, tratteggiando “un piccolo focus” composto da sette titoli (tra questi vale la pena di segnalare Story Of The Discharged Prisoner dal quale è nato A Better Tomorrow, il capolavoro noir metropolitano di John Woo) tutti realizzati negli anni Settanta, sul cinema di Patrick Lung Kong, autore politicamente non allineato, figura chiave e regista di riferimento che anticipò nell’Ex Colonia Britannica la New Wave degli anni Ottanta diventando imprescindibile per registi e attori della nuova generazione.

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