Il sapore dell’eleganza, da Polanski alla Lucania

Basilicata-Coast-To-CoastMentre l’impeccabile L’uomo nell’ombra domina il botteghino, Papaleo riscopre la sua terra nel delicato road movie Basilicata coast to coast

di Sandra Capitano
sandra.capitano@gmail.com

Meglio passeggiare con Ewan McGregor tra le gelide spiagge di una deserta isola o andare a zonzo per le assolate campagne lucane con Rocco Papaleo e amici?
Gli italiani non sembrano avere dubbi. Perché è L’uomo nell’ombra di Roman Polanski, con le sue fredde e grigie location, il film più visto questo weekend.
Gotico, hitchcockiano e laborioso, il thriller vincitore dell’Orso d’Argento all’ultimo Festival di Berlino ha incassato più di un milione di euro in soli 3 giorni, surclassando il mirabolante Green Zone (2°, con 1.004.090 euro in 301 sale) di Paul Greengrass (Orso d’oro a Berlino anche lui, ma nel 2002 con Bloody Sunday), e il vanziniano La vita è una cosa meravigliosa (3°, 3.600.000 a oggi) .

Sebbene il vivace fervore di pubblico e critica verso l’ultimo di Polanski  sia da attribuire in gran parte alla visibilità e alla eco fornita dalla stampa internazionale sulle recenti vicende legali del regista avvenute proprio alla fine delle riprese (la proiezione berlinese con lui assente, il montaggio concluso durante gli arresti domiciliari nel suo chalet svizzero), il film convince e lo fa per una precisa ragione: la scelta delle location.
Ambientato (ovvero ricostruito) nell’isola di Martha’s Vineyard, sulla costa orientale degli Stati Uniti, tra pulizia asettica, piogge, guardie del corpo, suv, spiagge, tramezzini, domestici filippini e foschia perenne, L’uomo nell’ombra è una fredda opera artistica esteticamente impeccabile, in cui la bellezza, così armoniosamente patinata, diviene essenza stessa della narrazione. È infatti alla tediosità di una trama infarcita con le solite cie, gli fbi, i servizi segreti, le spie internazionali e i complotti (tipiche dei thriller mainstream statunitensi, a cui siamo avvezzi oramai da decenni), che si contrappone una fotografia curata e limpida che dipinge luoghi plumbei ma agiati. Il risultato è quello di affascinare lo spettatore, fonderlo con la storia fino quasi a stordirlo.

Meno vorticoso, ma dagli effetti sempre incantevoli, è invece un altro film uscito questo weekend, assimilabile per la medesima attenzione preponderante sulle location. Stiamo parlando di Basilicata coast to coast di Rocco Papaleo, posizionatosi (ahimé) al sesto posto della classifica con un incasso di 525.000 euro (in 195 sale). Un po’ road movie, un po’ musical, il lungometraggio dell’attore-cabarettista lucano è una panoramica costante sulle immense campagne verdi che pervadono la Basilicata dal Tirreno allo Jonio. Colorato, caldo, vivo, leggero e dalle semplici pretese,  rappresenta davvero l’esatta antitesi de L’uomo nell’ombra di Polanski.
Attraverso un cast disinvolto e gli stessi incantevoli luoghi già scelti da Mel Gibson ai tempi di The Passion, Papaleo dà vita, con estrema modestia, a un film delicato e romantico, in grado di promuovere la sua terra. Una terra fatta di gente che alla televisione preferisce il dialogo e l’amore («Non guardo mai la televisone, perché lavoro tutto il giorno. E la sera guardo mia moglie», dice uno lucani incontrati lungo il tragitto), una terra forse dimenticata anche da Cristo, che ha preferito fermarsi ad Eboli (come canta lo stesso Papaleo), ma un luogo umano e reale, in cui è possibile perdersi e magari non ritrovarsi.
Laddove le gelide e incolori spiagge di Polanscki ci refrigerano, le calde passeggiate di Papaleo e colleghi ci abbracciano con delicatezza.

E proprio perché in antitesi, questi due film si completano, sembrando delegati a rappresentare la squisitezza della pratica della differenziazione dell’offerta, ostico termine preso in presto dal marketing, ma che appare quanto mai apprezzabile e indispensabile.
Andate a vederli dunque. Magari uno dopo l’altro.

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