Nel segno di Murakami

A diciott’anni dalla sua prima apparizione in Italia, Einaudi ripubblica Nel segno della pecora, ultimo capitolo della “trilogia del ratto”, e riscopre i classici indimenticati del celebre autore giapponese
di Massimiliano Pistonesi
m.pistonesi@gmail.com
Chi in un momento qualsiasi della propria vita si sia imbattuto in Norwegian Wood (anche conosciuto come Tokyo Blues) di Murakami Haruki sa che la scrittura, le storie dell’autore giapponese hanno tutti i colori dell’arcobaleno. Una indefinita sensazione di gioia e malinconia accompagna i suoi personaggi e il loro bagaglio di vita, perché Murakami è uno dei pochi scrittori in circolazione che va letto con la spina dorsale, come diceva Nabakov.
Insomma, un piacere che fa smaniare milioni di appassionati sparsi su questo pezzo di roccia e metallo che galleggia nello spazio che si chiama pianeta Terra.
Ecco appena arrivato Nel segno della pecora, che Einaudi (l’editore che ne sta pubblicando l’intera opera) ripubblica dopo la sua prima apparizione nel ‘92. Da allora questo romanzo era diventato un oggetto di culto introvabile per gli appassionati di Murakami, sì perché Nel segno della pecora chiude la così detta “trilogia del ratto” e introduce dritti dritti dentro il mondo di un altro suo romanzo, Dance Dance Dance. Qui, infatti, incontriamo il narratore, mai nominato, di queste storie e il suo amico detto il Ratto. In più vediamo Hokkaido e l’hotel del Delfino.
Un pubblicitario quasi trentenne, con qualche problema affettivo ed economico, infila dentro una newsletter la foto di un gregge di pecore ricevuta da un amico. Niente di strano, forse, se non fosse che fra quegli innocui ovini ce n’è una che sul dorso ha una macchia di caffè. Qualcuno la nota, la pecora con la macchia, e incarica il giovane pubblicitario di trovarla. Il pubblicitario sarebbe più che perplesso a esaudire un desiderio così bislacco, se non fosse che tale richiesta viene da un poco di buono, anzi, un vero boss della mala.
Inizia così un’assurda ricerca che il nostro affronta insieme a una giovane ragazza, che fa la squillo e la modella per orecchie, ne ha un paio davvero bellissime.
Nella ricerca il giovane pubblicitario incontrerà il fantomatico Uomocapra, con una parlata biascicante, insieme al suo amico, il Ratto.
Non fatevi tradire dall’inizio che sembra un diario dove succede un funerale, un divorzio, e un po’ di vita noiosa. Il resto è solo Murakami.
Come in tutti i romanzi dell’autore giapponese i personaggi sono bizzarri e le situazioni incredibili, se non sovrannaturali, ma il tutto sembra maledettamente vero. Poi ci sono i suoi temi preferiti, la solitudine, il senso dell’amicizia, il mare e la pioggia.
Leggetevelo perché non vi farà sentire freddo, però sappiate che se vi mette sulle orme di Murakami Haruki rischiate di non poterne più fare a meno (aspettando il suo fantomatico 19Q4). Un po’ come quando si è bambini e si cerca di correre incontro all’arcobaleno. Eh, ma bisogna provarci.
Buona lettura.





