Il cinema secondo Amelio

Un film che si chiama desiderioIn Un film che si chiama desiderio, il regista percorre la storia del cinema dispensando aneddoti e ricordi che abbattono gli steccati della visione autoriale per abbracciare il punto di vista del pubblico

di Massimiliano Pistonesi
m.pistonesi@gmail.com

Alle volte ci si chiede: che piacere c’è nel fare il critico? Che sia letterario, cinematografico o altro poco importa: quel che conta è come ci si pone davanti all’oggetto da raccontare o analizzare. Certe volte varrebbe la pena di rimanersene a casa perché tanto c’è il pubblico. Già, il pubblico. Spesso pagante.
Ecco, il piacere del pubblico, starsene seduto a godersi un film, un libro, un quadro senza sofferenze, senza psicodrammi intellettuali, solo con il piacere di guardare e divertirsi, che tanto c’è molto altro di cui preoccuparsi.

Il libro di Gianni Amelio Un film chiamato desiderio (Einaudi) è questo: spettacolo. Il racconto del piacere che noi ci ostiniamo ancora a chiamare cinema. Amelio compie una cavalcata storica sul e dentro il cinema, in un saggio composto da tanti articoli senza un legame se non quello dei film, una disconnessione vertebrale che vibra in continuazione lungo la schiena regalando quel piacere di cui sopra.
Senza salire in cattedra, Amelio racconta il suo mondo e lo fa da un angolino privilegiato: quello dello spettatore. Certo, è un regista e sceneggiatore, ma qui smette quei panni per stare dalla nostra parte. Un racconto fatto di immagini e ricordi, di nomi e di luoghi che rivelano un Gianni Amelio dai gusti diversi. Uno se lo immaginerebbe bello chiuso in una visione autoriale, invece sorprende sapere che il nostro apprezza la fantascienza e gli horror in bianco e nero, che ama il cinema americano. Gusti comuni, si direbbe, gli stessi del pubblico.

In più Amelio sorprende ricordando aneddoti che riguardano i suoi colleghi e se stesso, rivelando il mondo dietro la macchina da presa come un circo umano fenomenale quanto amaro. Non mancano esperienze amare di film mancati, personaggi insopportabili e addirittura truffe da film (incredibile quella che coinvolse un ignaro Bob Rafelson). Un film che si chiama desiderio è quasi un romanzo memoir che andrebbe letto da chi ama il cinema perché dentro ce n’è parecchio.
Buona lettura.

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