Meryl per sempre

A trionfare al box office ancora Alice in Wonderland e Mine vaganti, ma l’elogio dell’universo femminile rappresentato da Meryl Streep vince su tutti
di Sandra Capitano
sandra.capitano@gmail.com
È l’instancabile Meryl Streep la vera sorpresa di quest’ultimo weekend al botteghino. Protagonista della furba commedia sentimentale È complicato (il 45° della sua lunga carriera), della regista Nancy Meyers, l’attrice statunitense classe 1949 conquista il terzo posto del botteghino con un incasso di quasi 1 milione e mezzo di euro, superando tutti i nuovi film in uscita nel fine settimana.
Se ai primi due ritroviamo, infatti, ancora Alice in Wonderland di Tim Burton (1°, con 25 milioni di euro ad oggi) e Mine vaganti di Ozpetek (2°, con 4 milioni e mezzo ad oggi) già in sala da svariati giorni, è solo spulciando gli ultimi posti della top ten che scoveremo il thriller con Mel Gibson Fuori controllo (6° posto, con 700.000 euro in tre giorni), la commedia giovanilistica Tutto l’amore del mondo (7°, con un incasso di appena 500.000) e il pluripremiato Il profeta (addirittura al 12° con 170.000 euro in tre giorni), usciti in contemporanea con la Streep in questo primo weekend di primavera.
Brava Meryl Streep? Scarsa la concorrenza? Sbagliata la promozione? Se è vero che l’andamento al botteghino non è mai direttamente proporzionale alla qualità artistica di un film (tranne rare circostanze), è indubbio che da qualche mese stiamo assistendo a una selezione da parte del pubblico molto più marcata, soprattutto rispetto ai trascorsi anni. Complice il valore aggiunto e l’alta risoluzione ottenuta dal 3d, a cui gli italiani stanno piacevolmente abituandosi, nonché le svariate metodologie di fruizione (streaming, pay tv, canali satellitari) e, non per ultima, la crisi economica, sembra che nessuno sia più disposto a rischiare di vedere al cinema un prodotto dalla qualità approssimativa. Se fino a tre o quattro anni fa, pellicole leggere dal cast ricco, come Tutto l’amore del mondo, avrebbero incassato 2 o 3 milioni di euro al primo weekend, mandando in visibilio le ragazzine urlanti alla sola vista di Vaporidis sul poster, oggi l’idea non convince più. E non perché Vaporidis non sia il bel vampiro Pattinson. Ma perché agli ultratrentenni italiani, che si fingono ventenni, girano l’Europa senza una lira in tasca, si innamorano come adolescenti in piena pubertà, non fanno né ridere, né tanto meno riflettere, si finisce per preferire l’immaginario mondo di Tim Burton o le perfomance uniche della Streep, se non addirittura Tutti pazzi per amore 2 sul comodo divano di casa.
Con questo, va specificato che nemmeno la Meyers, nonostante il buon risultato ottenuto, trionfa certo per audacia e creatività nel suo È complicato. A parte qualche brillante scambio di battute tra Streep e Baldwin, Il film non merita alcuna ulteriore riflessione di quelle già sbandierate a proposito dei precedenti What The Women Want – Quello che le donne pensano o L’amore non va in vacanza. Smancerosi, languidi e dal sicuro happy end, i film della Meyers, come tutte le pellicole hollywoodiane che puntano ai risultati di botteghino, sono comunque ottimamente costruiti per riuscire a soddisfare la domanda del pubblico femminile che ha voglia di trascorrere qualche ora in allegria o che, come in questo caso, vuole assaporare sul grande schermo la tanto agognata rivincita sull’ex marito.
Banale? Ruffiano? Forse. Ciò che sembra certo è che, proprio questa chiarezza e onestà di obiettivo, è in realtà la chiave del trionfo di pellicole come È complicato ai nostri botteghini. Laddove, come nel già citato Tutto l’amore del mondo, lo scopo o il messaggio del film appare incompleto e indefinito persino agli sceneggiatori (conflitto generazionale? crisi esistenziale? voglia di libertà? NoiSiamoDeiFighiPazzeschiEvoiNo?), nella pellicola della Meyers il messaggio è squillante e conciso. Come la pubblicità di una crema antirughe, È complicato dichiara allegramente alle donne di boicottare i lifting, smettere di odiare la giovane moglie dell’ex marito, essere felici di avere cinquanta anni, amarsi per quello che si è, godersi la vita sentendosi irresistibili, perché in fondo, è proprio adesso che i figli sono grandi e si è raggiunta la realizzazione professionale che la vita comincia davvero.
E se non ci credete ancora, sarà l’eclettica premio Oscar Meryl Streep a dimostrarvelo, quell’allegra figlia dei fiori di Donna in Mamma mia!, la stilosissima Miranda de Il diavolo veste Prada, la dirompente psicologa Liza di Prime, la casalinga Francesca Johonson de I ponti di Madison County, nonché la buffa Madeleine Ashton de La morte ti fa bella.
Riuscite a resistere? Pare proprio di no.

