Tutto l’amore del mondo
Tra road movie e romanzo di formazione, il film di Riccardo Grandi racconta il mondo giovanile tra stereotipi, colonne sonore accattivanti e immagini-cartolina
di Elisa Fontana
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Matteo Marini, interpretato dall’idolo delle teenagers Nicolas Vaporidis, è un giovane impiegato alla Magic Planet Book, casa editrice per la quale redige opere minori di colore locale. La svolta per la sua carriera arriva con l’incarico di scrivere una guida turistica sui luoghi più romantici del Vecchio Continente: Tutto l’amore d’Europa. Cinico e disilluso, totalmente a digiuno di qualsiasi nozione sull’amore, Matteo accetta comunque la sfida, desideroso di aiutare la madre a risollevare le sorti della libreria di famiglia, soffocata dai debiti. Nel viaggio lo accompagnerà Ruben Sebastiani, fotografo inaffidabile che ha invitato a unirsi al viaggio Valentina, un’intraprendente e vivace ragazza conosciuta on line. Fa così il suo ingresso nell’avventura Anna, amica di Valentina e neolaureata a pieni voti, con un futuro garantito su tutti i fronti: bella, ricca, un matrimonio alle porte e un posto assicurato nello studio del papà avvocato. Matteo, amareggiato dall’esempio paterno, è poco incline a qualsivoglia sentimentalismo e incontra molte difficoltà nella stesura della guida; sarà naturalmente Anna, romantica convinta, ad aprirgli gli occhi, aiutarlo a completare il suo incarico e, finalmente, a farlo innamorare.
Riccardo Grandi dirige un innocuo film generazionale tratto dallo spettacolo teatrale Interrail, di Massimiliano Bruno. Combinando la riflessione sulla crescita con la logica del road movie, la pellicola racconta un viaggio che coincide con un momento di svolta nella vita dei quattro ragazzi, un percorso al di fuori del quotidiano che li metterà faccia a faccia con problemi esistenziali: la ridefinizione del vecchio concetto di sè, il rapporto con un padre assente, la disillusione per la scoperta della disonestà nei genitori, la nascita di un figlio.
La leggerezza di tono si confonde purtroppo con una certa superficialità negli sviluppi narrativi, in un film nel quale tutto è già annunciato sin dalla prima scena. Le dinamiche tra le coppie si risolvono infatti in maniera quantomai prevedibile e i nodi problematici si sciolgono senza nemmeno essere affrontati. In alcuni casi questo può essere giustificato dalla natura comica della vicenda, che propone un umorismo certamente poco ricercato ma a tratti efficace. Ciò avviene, per esempio, nelle scene che vedono protagonisti Valentina e Ruben, “spalle” comiche che riescono, a onor del vero, a strappare qualche sorriso: si pensi alla scena finale, in cui i due salutano Anna reggendo tra le braccia il figlio, che si rivela essere un bambino di colore.
In altre occasioni però il mancato approfondimento finisce per ridurre a zero il livello di complessità del film, come accade nella descrizione del rapporto tra genitori e figli: l’idealista Anna, tanto indignata per il comportamento del padre, finirà per seguirlo a casa con un sorriso, come se nulla fosse successo. Meglio sviluppata è forse la relazione tra Matteo e il padre ( Sergio Rubini), genitore assente e simpatico cialtrone che deluderà il figlio una volta di troppo. Anche qui, comunque, un dono post-mortem arriverà a riconciliare gli animi.
Riccardo Grandi, con una trascorsa esperienza nel campo della pubblicità e dei video musicali, punta molto sulla colonna sonora che è effettivamente ricca di splendide canzoni ma non fa che accentuare, con il suo utilizzo, l’effetto cartolina che le immagini già di per sé creano. Si susseguono infatti la cena sulla Senna con il ladro gentiluomo in Francia, i centri sociali e le pedalate in bicicletta in Olanda, il pub in mezzo ai prati verdi in Scozia. Il tutto intervallato da tragitti in pullman con riprese fuori dal finestrino e commento musicale off.
Sebbene il film non manchi di un certo ritmo, bisognerebbe ricordare che fare una commedia divertente non vuol dire necessariamente mettere in fila una serie di stereotipi e di dinamiche già viste e non vuol dire sempre risolvere i contrasti all’insegna di un italianissima assoluzione di massa.





