Belli e introvabili

The Hurt LockerQuasi nessuna delle pellicole premiate agli Oscar è presente in sala: a guidare le logiche della distribuzione e trionfare al botteghino è la tecnologia 3D

di Sandra Capitano
sandracapitano@gmail.com

Se morite dalla voglia di capire perché mai Kathryn Bigelow, con quel suo sconosciuto film, è riuscita a inabissare l’ex marito Cameron (quello di Avatar), in questa guerra dei Roses per gli Oscar, non vi resta che sintonizzarvi da stasera su Sky. Se non avete l’abbonamento (e neppure l’intenzione di sottoscriverlo proprio adesso), l’unica alternativa sarà quella di correre in edicola. Allegato a qualche rivista (e previo sborso di denaro) troverete il pluripremiato The Hurt Locker che vi garantirà di smettere di pensare a Federica Sciarelli e al suo Chi l’ha visto? tutte le volte che lo sentirete nominare.
Perché in un weekend come quello appena trascorso, in cui al Kodak Theatre di Los Angeles si è celebrata una delle più rinomate premiazioni dell’industria cinematografica, quasi nessuna delle pellicole citate (e premiate) insieme a The Hurt Locker era presente nelle nostre sale cinematografiche. A parte qualche gossip da bottega sulla solita Canalis in rosso, la rivalità dei due ex coniugi e una Bullock doppiamente premiata nello stesso giorno (migliore e peggiore attrice), dei film, quali veri protagonisti della premiazione, è arrivato davvero ben poco.
Ragion per cui, a tutti coloro che hanno percepito ogni titolo urlato (dopo il familiare AndTheWinnerIs…), come un ignoto, amorfo e triste accorpamento di parole difficili da discernere, diremo di stare tranquilli, perché era oggettivamente arduo riuscire ad essere davvero preparati (legalmente, of course).
Eccezion fatta per Avatar (miglior scenografia, migliori effetti speciali) ancora in 184 copie, solo 4 sono state difatti le sale a programmare (senza troppo entusiasmo, né promozione) The Hurt Locker questo weekend (tra gli altri premi, miglior film e miglior regia,), e solo 10 a proiettare  Crazy Heart ( miglior attore protagonista, Jeff Bridges).
Mentre il film dell’ex di Cameron era già uscito in Italia il 10 ottobre del 2009 e questo weekend ha incassato soltanto 1.200 euro (in 4 copie, non poteva che aggiudicarsi il 43° posto del box office), differente è stata la sorte del film di Scott Cooper. Uscito (strategicamente?) questo fine settimana, il film ha avuto una promozione pressoché invisibile, è risultato introvabile (solo 1 cinema nelle città più grandi) e l’incasso è stato addirittura inferiore a quello de La prima cosa bella di Virzì, in sala ormai da 8 settimane (19.000 euro il primo, 50.000 il secondo).
Non sembrerà possibile, ma anche più sventurati sono stati gli altri film premiati dall’ Academy of Motion Picture Arts and Sciences.
Se The Blinde Side (miglior attrice protagonista, Sandra Bullock) non ha ancora una distribuzione in Italia, El secreto de Sus Ojos (miglior film straniero), non ha una data d’uscita (e, forse, nemmeno una distribuzione) e semisconosciuto al pubblico italiano sembra essere il suo regista, Juan José Campanella. Di poche ore fa è invece la notizia che Precious, (miglior attrice non protagonista, Mo’Nique e miglior sceneggiatura non originale) è stato acquistato per l’Italia dalla Fandango, la società capitanata dal poliedrico Domenico Procacci.
E se per caso vi state domandando quali saranno i canali distributivi di The Cove di Louie Psihoyos (miglior documentario), rassegnatevi: l’unica ipotesi di visione a oggi è quella sul vostro pc di casa.
Sembrano finiti dunque i tempi in cui i premi Oscar influenzavano le uscite cinematografiche e il successo al botteghino. Se fino a qualche anno fa, distributori ed esercenti si affrettavano pur di far comparire le statuette sui poster all’indomani di ogni premiazione e con impellenza aumentavano le programmazioni dei film in nominations per garantirne la visione in ogni città, adesso l’urgenza appare di ben altra entità. Convertire quanti più proiettori possibili al formato digitale, in modo da soddisfare la curiosità del pubblico al fascinoso mondo del 3d, appare l’unica vera necessità commerciale di questi giorni.
Se prima (ma nemmeno così tanto tempo fa) si accorreva in sala pur di vedere i Titanic, i Signori degli anelli (2004, 11 statuette), i Mystic River (2004, miglior attore protagonista), i Monster (2004, miglior attrice protagonista), i Million Dollar Baby (2005, miglior film, miglior regia, miglior attrice protagonista), I segreti di Brokeback Mountain (2006, miglior regia, miglior sceneggiatura non originale) e i Crash (2006, miglior film), oggi l’occhialetto vince sulla statuetta.
E lo ha capito il pluripremiato Tim Burton, che con i suoi 8 milioni realizzati in 5 giorni con Alice in Wonderland (1° questo weekend, con 670 copie), avrà già dimenticato i suoi capolavori un po’ tetri e malinconici in pellicola. E lo capirà presto anche la Bigelow.
Nel contempo, ricordiamoci di andare in edicola.

Comments are closed.