Green Zone

Matt Damon in Green ZoneNel caos di una Baghdad occupata dall’esercito USA, il film di Greengrass mette sotto accusa il governo Bush e la sua fantomatica ricerca di armi di distruzione di massa

di Raffaele Serinelli
raffaeleserinelli@hotmail.com

Matt Damon è l’assoluto protagonista di questo thriller d’azione adrenalinico ambientato interamente nelle strade caotiche di una Baghdad occupata dall’esercito statunitense. L’attore americano, nel ruolo del capo maresciallo Roy Miller, accompagnato dagli ispettori dell’esercito ha il compito di scovare i luoghi dove sarebbero custodite le armi di distruzione di massa dei ribelli iracheni. Siamo nel 2003 e la pressione da parte dei media e dell’opinione pubblica sul governo americano diventa sempre più incalzante; la presenza delle forze speciali in terreno iracheno comincia a destare qualche perplessità soprattutto fra gli stessi membri dell’esercito. L’America del cittadino comune è tenuta all’oscuro della reale situazione soggiogata da articoli che non testimoniano il vero per non screditare il lavoro del governo. Componenti della Cia e del Pentagono collaborano affinché non vi sia fuga di notizie compromettenti che possano mettere a rischio le fondamenta di un’operazione che comincia a vacillare. Roy Miller, portatore di principi morali che vanno ben oltre il solo giuramento di fedeltà alla Nazione, scopre le manovre politiche che mascherano le reali motivazioni dell’occupazione.

Paul Greengrass porta sul grande schermo la sceneggiatura che rielabora il libro Imperial Life in the Emerald City: Inside Iraq’s Green Zone del giornalista Rajiv Chandrasekaran. Il regista della fortunata trilogia di Bourne (di cui Green Zone sembra essere il quarto capitolo) si scaglia contro il governo Bush e le sue mille incongruenze, nate dalla spasmodica ricerca di motivazioni mirate a giustificare una guerra priva di fondamenti condivisibili (se qualcosa di realmente condivisibile possa esserci in una guerra) e scatenata per meri scopi economico-politici rivolti al controllo del territorio iracheno. Ad accomunare i tre film di Bourne e quest’ultima opera di Greengrass, Matt Damon contro il Governo. Il regista porta sul grande schermo tematiche scomode, dai falsi tentativi di eliminare un regime disonesto, che accumula armi di distruzione di massa “invisibili”, alle provocazioni lanciate a quei giornalisti che manipolano il potente mezzo di comunicazione a loro disposizione sotto direttive provenienti dai massimi esponenti politici. Il mito dell’eroe americano sopravvive anche in questo film, Matt Damon è perfetto nel ruolo che interpreta, portatore di solidi principi che lotta contro le azioni oscure operate da persone che indossano la sua stessa divisa, ma spinte da motivazioni differenti. Amy Ryan (Lawrie Dayne nel film) interpreta la giornalista portatrice delle molteplici contraddizioni frutto di un lavoro che si muove in costante bilico tra l’onore di rispettare la veridicità dei fatti e i compromessi inevitabili (così almeno sembra suggerire il film) ai quali si deve sottostare per avere esclusive da prima pagina. Gli scenari apocalittici degni di un grande film di guerra in chiave post moderna contribuiscono a rendere le scene più caotiche momenti di vera adrenalina, dove la tensione riesce a toccare vette considerevoli che tengono costantemente desta l’attenzione dello spettatore. L’ottima interpretazione di un cast ben selezionato rende questo film coinvolgente e credibile; Greengrass centra in pieno l’obbiettivo di girare un film che pone le sue radici su una forte polemica antimilitaristica, in una società dove purtroppo la ripetitibilità della storia arresta il senso alla memoria. Il film, distribuito da Medusa film, farà discutere molto, lasciando nelle menti del pubblico l’amaro sapore tipico di quelle domande che ancora oggi rivendicano risposte autentiche.

Comments are closed.