8 marzo: festa della Bigelow (agli Oscar)

Kathryn BigelowPrima donna a vincere l’Oscar per la regia, la regina dell’action movie conquista sei statuette e batte il gettonatissimo Avatar. Migliori attori Jeff Bridges, Sandra Bullock, Christoph Waltz e Mo’nique

di Lorenzo Lamperti
lampe83@tiscali.it

Kathryn Bigelow è la prima donna a vincere il premio Oscar per la migliore regia, e quale edizione migliore da scegliere se non quella che combacia con l’8 marzo, festa della donna? È proprio la regista di cult movie come Point Break e Strange Days a essere la mattatrice degli Oscar 2010, conquistando ben sei statuette con il suo The Hurt Locker, film che definire semplicemente come “bellico” sarebbe assolutamente riduttivo e fuorviante. The Hurt Locker è soprattutto un ottimo film, girato in maniera magistrale da una regista affermatasi nel genere dell’action movie. Per la 58enne regista si tratta di un giusto riconoscimento non solo per il suo ultimo lavoro, ma anche per un’intera carriera spesa al disconoscimento dei cliché che prevedono che film forti, d’azione, possano essere girati solo da uomini. L’Oscar è l’ideale traguardo per un’autrice che non è mai scesa a compromessi e ha sempre continuato a fare il cinema che ama e che, importante per gli spettatori, sa fare meglio. Era prevedibile il premio per la migliore regia, un po’ meno quello più ambito per il miglior film, che i bookmakers davano in bilico tra la Bigelow e il suo ex marito James Cameron. E proprio Avatar è il grande sconfitto di questa edizione; nonostante l’innovativo film in 3d e capture motion abbia polverizzato tutti i record di incasso nei cinema di tutto il mondo, Cameron ha mancato tutti i premi più ambiti, smentendo chi sosteneva la possibilità di una scelta salomonica dei giurati per accontentare entrambi gli ex coniugi. Rispetto all’anno scorso i membri dell’Academy sono apparsi più illuminati, passando dall’Oscar per un film ruffiano come The Millionaire a un’opera forte e necessaria come The Hurt Locker. È stata privilegiata la qualità di una pellicola che ha avuto una distribuzione in molti paesi non eccezionale rispetto al colosso economico avatariano, che ha fornito comunque molti spunti agli attori e ai comici che hanno partecipato allo show di consegna degli Oscar, condotto in maniera divertente da Steve Martin e Alec Baldwin.

Tutto come previsto invece per i premi agli attori: Jeff Bridges si intasca il primo Oscar di una lunga carriera contrassegnata da quattro nominations grazie all’interpretazione del cantante country alcolizzato Bad Blake nell’ammiccante Crazy Heart, classico film “di servizio” per un attore dello star system. Primo Oscar anche per Sandra Bullock, che diventa anche la prima attrice a vincere contemporaneamente lo stesso anno la statuetta di migliore attrice e il Razzie Award, la Pernacchia d’Oro, per la peggiore interpretazione dell’anno in Ricatto d’amore. Christoph Waltz fa felice Tarantino e vince facilmente il premio per l’attore non protagonista, grazie alla sua magistrale prova nei panni di uno spietato ufficiale nazista delle SS. Come attrice non protagonista vince Mo’nique, che interpreta la madre di una giovane ragazza obesa in Precious di Lee Daniels, film che, appena qualche giorno fa, ha trionfato agli Spirit Awards, i premi del cinema indipendente. La bandiera italiana è tenuta alta grazie a due categorie minori: migliore fotografia a Mauro Fiore per Avatar, migliore colonna sonora a Michael Giacchino per il film d’animazione della Pixar, Up. Dimenticato completamente l’ottimo film di Jason Reitman, Tra le nuvole, che vedeva tra l’altro una grande interpretazione di George Clooney, nei panni di un tagliatore di teste aziendale. Il buon George si potrà consolare regalando un mazzo di mimose a Elisabetta Canalis, unica presenza italiana sul red carpet di Los Angeles. E questo la dice lunga sul momento cinematografico e, più complessivamente, culturale che il nostro paese sta vivendo.

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