Donne senza uomini

Donne senza uominiDalla videoartista Shirin Neshat, la storia di quattro iraniane alla ricerca di un’emancipazione impossibile in un mondo di prevaricazioni e costrizioni sociali

di Federico Capitoni
federico.capitoni@gmail.com

È necessario che una donna abbia un uomo vicino? E se lo è, la donna deve stargli accanto a qualsiasi condizione? È giusto che essa sia costretta a scegliere il più completo affrancamento dalla dimensione maschile pur di non subire ingiustizie? Il film dell’iraniana Shirin Neshat (videoartista particolarmente attenta alla condizione femminile nella cultura islamica) non risponde a queste domande e probabilmente non ne ha neanche la pretesa. Però apre violentemente la questione sul bisogno che la donna può avere dell’uomo nel momento in cui i tentativi di emancipazione, seppur forzatamente riusciti dal punto di vista pratico, falliscono inevitabilmente da quello sentimentale.
Nell’Iran del 1953 (epoca del colpo di stato angloamericano atto a restaurare la monarchia), quattro donne diverse vivono quattro storie che sono differenti soltanto nel loro manifestarsi singolare; poiché nella sostanza le donne di Teheran sono ombre (di qualcun altro): un anonimo velo neutralizza la loro figura e le loro particolarità individuali. Zarin è una giovane prostituta che conosce gli uomini solo nel loro istinto più primordiale; Fakhri soffre un matrimonio infelice per via di una passione giovanile interrotta e mai dimenticata; Munis ha un vivace interesse civile che la porta a rischiare la vita nei tumulti politici e a trasgredire le imposizioni del fratello tradizionalista («La volontà che vuole tutto, la volontà che trasforma tutto, si era impossessata di me»); infine Faezeh è un’ingenua ragazza che pensa soltanto a un matrimonio sereno nel pieno rispetto delle usanze religiose. Quelle donne non hanno gli uomini, ma da essi sono avute. L’emancipazione avviene nel rifugiarsi in una surreale tenuta, ingresso per un mondo rigoglioso a una imprecisata distanza da quello arido e reale, ove poter coltivare se stesse. Ma la liberazione dai lacci di una società ai nostri occhi retrograda e iniqua è soltanto temporanea; aprire le porte del rifugio per accogliere gli altri, espone ai medesimi rischi dai quali si era fuggiti, e quell’Eden – che per il solo fatto di essere terrestre non è intoccabile – viene sùbito invaso dal mondo di fuori che evidentemente non può trattenere l’insaziabile fame della prevaricazione.
Donne senza uomini, che la Neshat ha liberamente tratto dal romanzo omonimo di Shahrnush Parsipur, è un film bello e doloroso al tempo stesso, in cui – appunto – bellezza e dolore spesso si confondono senza lasciarci vedere chiaramente dove sia davvero la felicità della donna.

3 Responses to “ Donne senza uomini ”

  1. [...] Iran. Dopo il recente Donne senza uomini di Shirin Neshat – interessante testimonianza sulla condizione femminile, ma anche e [...]

  2. [...] Leone d’Argento per la miglior regia alla 66. Mostra di Venezia 2009 col suo primo lungometraggio Donne senza uomini e Leone d’oro alla 48. Biennale Arte 1999 – e il regista tedesco di origine turca Fatih Akin, [...]

  3. [...] nelle sale italiane, seguendo la fortunata scia di film come I gatti persiani di Barman Ghobadi e Donne senza uomini di Shirin Neshat, giusto per citare i più recenti. E molti altri ancora sono i film iraniani che [...]