Codice Genesi: The Book of Eli
Un western post-apocalittico sullo sfondo di un mondo che ha perso ogni speranza ma non quella della parola
di Massimiliano Pistonesi
m.pistonesi@gmail.com
Non siamo molto lontani dall’oggi e il mondo è stato sconvolto dall’ennesima guerra devastante, che ha lasciato un umanità disperata e sola alle prese con un paesaggio arido e contaminato dove la sopravvivenza è l’unico scopo, a ogni costo. Mangi o sei mangiato, letteralmente.
In tutto questo metteteci un viaggiatore solitario, un desperado, solo sul suo cammino, un cowboy da fine del mondo. Affidatagli la salvezza dell’umanità e poi un cattivo con la patente e la faccia di Gary Oldman e shakerate il tutto con un po’ di radiazioni nucleari e avrete Codice Genesi.
Film che lascia perplessi nel suo insieme perché se le cose si prendono estrapolandole dal contesto è tutto perfetto. È perfetto Denzel Washington, un po’ invecchiato e appesantito ma che sa fare il suo lavoro (tra l’altro eccezionali le sue scene di lotta), è perfetto Gary Oldman cattivo nato, così come la scenografia e la fotografia che decolorano il deserto del New Mexico rendendolo veramente lunare. Insomma, potrebbe esserci tutto ma alla fine sembra che non ci sia niente.
Washington è Eli che da trent’anni attraversa le macerie di un mondo distrutto diretto a ovest (il west appunto) alla ricerca di un luogo sicuro dove depositare quello che porta nascosto nel suo zaino, ovvero la cosa che potrebbe dare al mondo una nuova speranza. In questo viaggio Eli incontra e si scontra con banditi, cannibali di ogni genere ma lui riesce a batterli sempre, quasi possieda un dono sovrannaturale. Giunto in una cittadina si scontra con Carneige (Oldman), signorotto del luogo e caudillo della situazione. Neanche a dirlo, ma per un’infelice coincidenza, Carneige cerca proprio quello che Eli sta trasportando da una vita.
Mi fermo qui per non dare via niente della trama perché sarebbe come giocare con i fiammiferi, e si rischia di dover dire le cose come stanno.
Un po’ Mad Max, un po’ Ken il Guerriero ma con l’ambizione di essere The Road di Cormac McCarthy (lo distribuiranno mai in Italia il film?), Codice Genesi suona più come un’americanata, una fantascienza ridotta a mero spettacolo pretenzioso e ambizioso ma senza orizzonte. Intendiamoci, se si vuole passare un paio d’ore di divertimento va pure bene, per carità, ma non ci siamo.
I fratelli Hughes sono soliti a ritrovarsi fra le mani storie con un grande potenziale per poi vanificare tutto, ricordatevi From Hell, anche se tecnicamente sono bravissimi, ma cinema vuol dire, qualche volta, sapere raccontare una storia e tenere incollato lo spettatore alla poltrona.
Per il resto si sarebbe potuto spingere di più sull’aspetto western che nella pellicola sembra voler esplodere da un momento all’altro ma è inconsciamente tenuto sempre a bada.
Comunque vada, buon divertimento.

