Berlinale 60: i premi
Il film turco Bal conquista l’Orso d’Oro, Polanski riceve – a distanza – l’Orso d’Argento per la Miglior Regia e La bocca del lupo guadagna due importanti riconoscimenti
di Laura Giacalone
laura.giacalone@gmail.com
La 60ª edizione del Festival di Berlino si è conclusa con l’assegnazione dell’Orso d’Oro al film Bal (Honey), del regista turco Semih Kaplanoglu. Dopo Yumurta (Egg) e Süt (Milk), quest’ultimo in concorso a Venezia nel 2008, il film è la terza e ultima parte di una trilogia sulle condizioni di vita rurale in Anatolia e racconta il viaggio del giovane Yusuf alla ricerca del padre scomparso tra le impervie montagne del territorio mentre trasferisce i suoi alveari lontano dalle zone colpite da una misteriosa morìa di api.
L’Orso d’Argento, Gran Premio della Giuria, va invece al film Eu Cand Vreau Sa Fluier, Fluier (If I Want to Whistle, I Whistle), opera prima del regista rumeno Florin Serban, che racconta, attraverso la mirabile performance di attori non professionisti, le imprevedibili conseguenze di un amore nato all’interno di un carcere minorile tra un giovane detenuto e una studentessa in visita. Il film ha inoltre ricevuto l’Alfred Bauer Prize, che trae il nome dal fondatore del Festival ed è solitamente assegnato a opere particolarmente innovative.
A conquistare l’Orso d’Argento per la Miglior Regia è Roman Polanski con il thriller The Ghost Writer. Protagonista è uno scrittore britannico (Ewan McGregor) chiamato a scrivere le memorie dell’ex primo ministro Adam Lang (Pierce Brosnan), scoprendo delle verità che metteranno a repentaglio la sua vita. A ritirare il premio al posto del regista premio Oscar, agli arresti domiciliari in Svizzera per le note vicende giudiziarie, i produttori Alain Sarde and Robert Benmussa.
L’Orso d’Argento per la migliore interpretazione femminile è andato a Shinobu Terajima, protagonista di Caterpillar, del regista giapponese Koji Wakamatsu. Nel film Shinobu è la moglie di un veterano della seconda guerra cino-giapponese, gravemente mutilato dopo l’esperienza bellica.
L’Orso d’Argento per il Miglior Attore va ex-equo a Grigori Dobrygin e Sergei Puskepalis per la loro splendida interpretazione in Kak ya provel etim letom (How I Ended This Summer) del regista russo Alexei Popogrebsky. Ambientato nelle desolate distese ghiacciate del circolo polare artico, il film racconta il difficile rapporto tra Sergei, un esperto metereologo, e Pavel, un giovane laureato alle prese con la sua prima esperienza alla base. Sergei e Pavel sono gli unici due esseri umani rimasti alla base e il loro rapporto è destinato a subire violente alterazioni a seguito di una notizia che Pavel non avrà il coraggio di comunicare a Sergei.
Sempre per lo stesso film, Pavel Kostomarov ha ricevuto l’Orso d’Argento per il miglior contributo artistico nella fotografia.
Wang Quan’an e Na Jin hanno ricevuto l’Orso d’Argento per la Miglior Sceneggiatura per il film Tuan Yuan (Apart Together) di Wang Quan’an, che ripercorre la tragedia di un paese diviso attraverso la storia di un ex soldato che, dopo 50 anni, torna a Shanghai per incontrare l’amore di un tempo.
Tra i premi assegnati nelle sezioni collaterali del festival, segnaliamo il Teddy – Queer Film Award, dedicato ai migliori film che affrontano tematiche gay/lesbo, che è stato assegnato tra gli altri a La bocca del lupo del nostro Pietro Marcello, premiato come Miglior Documentario. Il film, in concorso nella sezione Forum, ha inoltre ricevuto il Caligari Film Prize, che consiste in una somma di 4.000 euro (metà per il regista, metà per la distribuzione) elargita dalla German Federal Association of Communal Film Work e dal magazine Film-dienst.

