Wolfman

WolfmanNonostante un cast artistico e tecnico d’eccezione, l’uomo lupo di Johnstone delude: sceneggiatura e regia senza sorprese ed effetti davvero poco speciali

di Angelo Mozzetta
angelomozzetta@tiscali.it

Inghilterra, fine ‘800. Lawrence Talbot (Del Toro), attore di teatro, torna a casa dal ricco padre (Hopkins) e scopre che il fratello è stato ucciso in circostanze misteriose. Mentre cerca il colpevole viene ferito da un lupo mannaro e ovviamente si trasforma di conseguenza. Il mannaro è il padre che, oltre al fratello, ha ucciso anche la madre. Aggiungete ai complessi edipici del protagonista i primordi di un amore con l’ex di suo fratello, zingare chiromanti, poliziotti zelanti e finale risolutore, e Wolfman è tutto lì.
Messa così, sembra soltanto un film scontato. In realtà, è un film veramente noioso. Per cinquanta minuti non succede assolutamente nulla: una serie di cartoline vagamente burtoniane (lo scenografo è Heinrichs, Il mistero di Sleepy Hollow), qualche rumore improvviso messo qui e là per ricordare a tutti che questo è un horror, comparsate della bestia assassina che non spaventerebbero neanche un depresso sotto LSD. Poi arriva il momento della mutazione del protagonista, in cui il leggendario “creature designer” Rick Baker fa rimpiangere se stesso in Un lupo mannaro americano a Londra, passando da protesi in latex e manichini meccanici a ormai piatti e triti effettoni 3D. E allora via con schizzi di sangue e budella al vento, palazzi a fuoco e inseguimenti nei boschi. Ronf.
Non che Johnston abbia girato capolavori di introspezione (Jurassic Park III, Hidalgo), ma almeno un personaggio, fra lui e gli sceneggiatori Walker e Self, avrebbero potuto svilupparlo. Nessuna idea in regia né tantomeno in sceneggiatura, per un film che spreca un cast artistico con Benicio Del Toro, Anthony Hopkins, Emily Blunt e Hugo Weaving, e ha nel cast tecnico i già citati Baker e Heinrichs a cui si aggiunge addirittura Walter Murch, probabilmente il miglior montatore (audio e video) degli ultimi 30 anni (Apocalypse Now, Il paziente inglese, Il padrino III, L’uomo che fuggì dal futuro). Si parla tanto di crisi del cinema italiano, mai di distributori senza coraggio: nessuna produzione nostrana è andata così in basso ma, in qualsiasi multisala, Wolfman lo troveremo di certo.

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