Il missionario
Prodotta da Luc Besson, una commedia tutta da ridere sulle vicende, sacre e profane, di due fratelli alle prese con una refurtiva da recuperare
di Luca Adami
lucadami@hotmail.it
Prodotto, fra gli altri, da Luc Besson, Il missionario di Roger Delattre è frutto di un lavoro di sceneggiature a sei mani di Philippe Giangreco, Roger Delattre e Jean-Marie Bigard. La storia è incentrata sull’avventura di Mario Diccara (lo stesso Jean-Marie Bigard) e suo fratello, il prete Patrick (Doudi Strajmayster). Quando Mario esce dal carcere, dopo sette anni di internamento, chiede all’unica persona fidata, appunto suo fratello Patrick, di trovargli un valido nascondiglio per sfuggire ai malavitosi con cui non ha ancora saldato tutti i conti in sospeso. Il buon prete gli consiglia di rifugiarsi da padre Etienne, in un piccolo paese dell’Ardèche. Comincia, quindi, la vera avventura di Mario che, travestito da sacerdote, si mette in viaggio e incontra subito le prime difficoltà: appena arrivato, infatti, scopre che padre Etienne è morto da poco tempo; di conseguenza, gli autoctoni credono che lui sia il nuovo parroco, venuto a sostituirlo. Nel frattempo il fratello, padre Patrick, ha l’incarico di recuperare la refurtiva rimasta nascosta per tutto il tempo in cui Mario era in prigione e cercare di venderla al miglior offerente. Tutti i punti chiave della commedia, ora, sono al loro posto e confluiscono come l’aria in una fisarmonica, dilatandosi e stringendosi a ritmo incalzante e divertente.
Questo, per Roger Delattre, è il secondo film da regista (il primo fu L’amour a l’arrache del 1997). Il missionario (o, come recita la locandina, Il mi$$ionario) è un’ottima opera d’intrattenimento comico, ben interpretata dal popolare Jean-Marie Bigard che è già noto al grande pubblico francese per spettacoli televisivi come Maguy (1985), Le dirlo (2003) e cinematografici come Les Secrets professionnels du Dr Apfelglück (1991), And now… Ladies and Gentlemen (1998) e Les Gaous (2004).
L’altro attore protagonista è David Strajmayster, noto anche con lo pseudonimo Doudi, il quale dopo una carriera come DJ, un paio d’anni in prigione e un corso d’attore alla Côté Cour, imbocca finalmente la strada giusta per il successo cinematografico. Il personaggio di padre Patrick, infatti, è volutamente esagerato e scostante ma, per dirlo in una parola, simpatico.
Negli ultimi anni dalla Francia stanno giungendo degli ottimi prodotti di genere comico, basti pensare al recente Bienvenue chez les Ch’tis di Dany Boon (da noi tradotto come Giù al nord). Ebbene, anche Il missionario riesce a guadagnarsi tale merito: un film per famiglie, divertente e frizzante.

