Le seduzioni dell’orrore

Paranormal-ActivityIl fenomeno Paranormal Activity conquista le vette del box office e fa parlare di sé: ma da dove nasce questa inspiegabile propensione al terrore?

di Sandra Capitano
sandracapitano@gmail.com

Attacchi di panico, nausea, vomito e svenimenti al prezzo di un biglietto. Perché Paranormal Activity, in soli tre giorni, non solo supera Avatar per media schermo (8900 contro 8400) ma intasa i centralini del 118, terrorizza il figlio del ministro La Russa, fa lanciare allarmi furiosi alla Mussolini e diagnosticare a Bondi che lo shock della visione provocherà problemi psicologici tra i più giovani.
Sorpassando Baciami ancora (terzo, con quasi a 7 milioni in 2 settimane), Alvin Superstar 2 (al quarto posto con 3.800.000 ad oggi) e Tra le nuvole (al quinto con 4.200.000 ad oggi), “il film che ha terrorizzato l’America” (dichiarato “per tutti” dalla commissione italiana di revisione censura, contrariamente a tutti gli altri paesi europei e all’America che lo vieta ai minori di 17 anni), seduce, sgomenta e fa parlare di sé anche nella fifona (a quanto sembra) Italia.
E non solo. Polemiche escluse, il fenomeno Paranormal Activity, come tutti i film dell’orrore, ripropone e rappresenta nuovamente l’inspiegabilità della seduzione per il brivido.
Se è vero infatti che il comportamento umano ha una naturale inclinazione verso l’allontanamento della sofferenza e il perseguimento del piacere, perché i 600.000 spettatori, già avvertiti dagli spot, hanno comunque scelto di pagare un biglietto pur di vivere ore di spavento e attimi di terrore? Curiosità e intrattenimento? Propensione masochistica verso lo strazio?
Due appaiono le ipotesi paventate dagli studiosi. Se da una parte chi va a vedere un film dell’orrore al cinema dimostra di non averne paura, riuscendo a distinguere con chiarezza realtà e finzione, dall’altra ci sono personalità che si divertono proprio vivendo la paura, senza distinguere la simulazione dalla verità. Questi non-impauriti, identificandosi con i protagonisti dell’opera cinematografica, trovano sollievo nella parte finale, quando la proiezione cinematografica ha termine.
Ad abbracciare questa tesi è anche Eduardo Andrade, studioso e ricercatore presso l’Università della California, che constata come gli spettatori dei film dell’orrore, vivano emozioni di felicità nell’ infelicità, traendo sensazioni positive attraverso le esperienze negative.
«La paura – afferma Andrade – viene vissuta come uno stato d’animo di tensione positiva, che fa sentire vivi e tende a far gioire delle proprie reazioni, proprio come per gli sport estremi».
Altre teorie enfatizzano come la motivazione alla scelta di film dell’orrore sia data dal bisogno di esorcizzare la paura stessa: aggravandola con stimoli proiettati sullo schermo la si riesce a inserire nella giusta prospettiva.
Fondamentali a questo proposito le dieci ipotesi dell’Interactive Model of Horror Film applicate empiricamente a 200 studenti di un liceo del Michigan. Secondo questo studio, coloro che riescono a fronteggiare e controllare la paura nella vita reale, sono maggiormente attratti dai film dell’orrore.
Gli adolescenti appartenenti a culture occidentali, in particolare, avendo maggiore preoccupazione verso temi come l’autonomia e la padronanza, apparirebbero più affascinati dai film dell’orrore rispetto agli adulti e ai coetanei provenienti da paesi di cultura orientale.
Ma come spiegare, invece, gli effetti collaterali, quali svenimenti e vomito, causati da Paranormal Activity e che tanto hanno fatto allarmare il Codacons?
«Lo svenimento scatenato da un’emozione violenta non è così raro né così grave come può sembrare, c’è chi sviene regolarmente alla sola vista del sangue», afferma Alberto Cortese, psicoterapeuta presso l’Istituto di Psicosintesi di Roma. «Provocata da una brusca vasodilatazione generale e dal conseguente rapido abbassamento della pressione arteriosa, la perdita di coscienza dura pochi minuti e non richiede interventi terapeutici. A suo modo – prosegue Cortese – l’assistere a un film dell’orrore è una piccola sfida che lanciamo a noi stessi, alla nostra capacità di sostenere emozioni terrorizzanti, immagini crude, elementi primordiali come il sangue, la morte, la carne, l’essere divorati. Le condizioni psicologiche e fisiche con cui l’affrontiamo sono determinanti e nessuno può decidere per noi, neanche i censori. Perfino i consigli e gli inviti di amici e familiari vanno vagliati con cura. Va ascoltata, e protetta, la nostra soggettività», conclude Cortese.
Per nostra fortuna, a rasserenare questa Italia così terrificata, accorrerà il prossimo venerdì Federico Moccia. Con le consuete 600 copie di Scusa ma ti voglio sposare, genitori apprensivi, ministri preoccupati e associazioni di categoria, potranno in conclusione essere certi che nessuno sverrà in sala. O forse no? Perché, se pur in modalità differenti, sempre di orrore si tratta.

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