Paranormal Activity

Paranormal ActivityIl fortunato horror low budget che ha terrorizzato anche Steven Spielberg arriva in Italia per raccontarci i fantasmi ai tempi della tecnologia digitale

di Laura Giacalone
laura.giacalone@gmail.com

Una telecamera digitale, un monitor, la propria camera da letto e, ovviamente, una buona intuizione: questo è quanto ci vuole per sbarcare a Hollywood con un fake documentary da 15.000 dollari, girato in una settimana, e convincere Steven Spielberg ad acquistare il progetto e a finanziare il tuo prossimo film. Ciò che è accaduto al trentanovenne Oren Peli, ex programmatore israeliano di videogiochi, sembra il sogno proibito di ogni regista indipendente.

Dopo aver girato per piccoli festival indipendenti, il suo film d’esordio, Paranormal Activity, è infatti arrivato nelle mani del regista di Schindler’s List, che pare ne sia rimasto talmente terrorizzato da interromperne la visione per riprenderla con più calma (e con qualche luce accesa) solo il giorno dopo. Da qui l’interesse della DreamWorks e la decisione della Paramount di distribuire il film (ma con un finale diverso suggerito dallo stesso Spielberg) e, forte dei 108 milioni di dollari incassati solo negli USA, di finanziare il prossimo lavoro di Oren, Area 51. Pare, inoltre, che sia in cantiere anche un sequel, ma con un budget molto più consistente.
L’idea alla base di Paranormal Activity è semplice ma geniale: Katie, fidanzata di Micah, è perseguitata da oscure presenze che si manifestano attraverso strani rumori domestici e inquietanti sussurri notturni. Micah ha allora un’intuizione: fissare una telecamera in ogni punto della casa e registrare tutto quello che accade mentre dormono. Niente sangue in bella vista, un’unica inquadratura fissa per oltre metà del film, ma ci sarà da tremare…

Il film è interamente girato all’interno della casa del regista a San Diego e, nella sua astuta artigianalità, mantiene le sue promesse, regalando allo spettatore un’escalation di emozioni da brivido. Sulla scia di The Blair Witch Project, e a un livello infinitamente superiore rispetto a Il quarto tipo – il film gioca sul labile confine che separa realtà e finzione, proponendosi come una storia vera, girata con materiale video autentico. La naturalezza estrema dei due protagonisti – attori esordienti che interpretano se stessi – e la spontaneità dei dialoghi non fanno che amplificare il senso di realtà e rafforzare la pressione psicologica, rendendo la storia davvero avvincente.
Oltre a strizzare l’occhio alle paure infantili nascoste anche nello spettatore più cinico, il film fa man bassa di tutta una serie di topoi di cui si nutre l’immaginario dell’horror, dalle case stregate agli esorcismi, dalle storie di ordinaria possessione alle porte che no, per favore, non apritele. Oran Peli gioca sapientemente con questi stereotipi e li reinventa, perché siamo nell’era digitale e adesso, i fantasmi, possiamo anche catturarli con una telecamera a spalla e guardarli in faccia come novelli Ghostbusters. Perché oggi, come dice lo stesso Oren:«impossible is nothing».

One Response to “ Paranormal Activity ”

  1. [...] di panico, nausea, vomito e svenimenti al prezzo di un biglietto. Perché Paranormal Activity, in soli tre giorni, non solo supera Avatar per media schermo (8900 contro 8400) ma intasa i [...]