Benicio e i segreti della luna piena

Benicio Del Toro in WolfmanA Roma per presentare l’uscita di Wolfman, Del Toro ricorda i grandi classici horror e spiega il salto dal cinema d’autore ai monster movie

di Laura Giacalone
laura.giacalone@gmail.com

A quasi 70 anni dalla sua prima apparizione nel film di George Waggner con Lon Cheney Jr. (The Wolf Man, 1941), l’Uomo Lupo torna sul grande schermo dal 19 febbraio per stravolgere le sembianze di un licantropo d’eccezione: a produrre e interpretare il film diretto da Joe Johnston è infatti Benicio Del Toro, che nel film è Lawrence Talbot, un nobile che torna nella casa di famiglia dopo la sparizione del fratello, per scoprire per se stesso un destino terrificante.
Nel cast, insieme all’ex Che Guevara, anche Anthony Hopkins, nei panni del temibile Sir John Talbot, Emily Blunt, nota al pubblico soprattutto per la sua performance ne Il diavolo veste Prada, e Hugo Weaving, indimenticabile interprete de Il Signore degli anelli e della trilogia di Matrix.

A Roma per presentare l’anteprima alla stampa, Benicio Del Toro ha spiegato che il film è un omaggio a tutta una serie di icone horror che hanno popolato gli incubi di intere generazioni, dall’Uomo Lupo a Dracula, dal mostro di Frankenstein all’Uomo invisibile.
Ma da dove nasce questo bisogno di “orrore” di cui si nutre l’immaginario collettivo e che torna periodicamente sugli schermi?
«Finché non scopriremo cosa accade dopo la morte, continueremo a emozionarci, a divertirci e a impaurirci con queste cose. I monster movie mettono in scena la paura di ciò che non conosciamo, che fa parte del nostro inconscio», osserva Benicio. Ma le paure, quelle vere, sono segrete: «La mia paura più grande è confessare la mia paura», continua l’attore. «Diventerebbe reale nell’istante stesso in cui la traducessi in parole».
«L’aspetto più terrorizzante, comunque, è quello umano», aggiunge Emily Blunt, che nel film interpreta la fidanzata del fratello scomparso. «Il mostro è la metafora dell’oscurità che si annida dentro ognuno di noi».

Pur muovendosi nel solco dei grandi classici horror distribuiti dalla Universal Pictures negli anni 30 e 40, il Wolfman di Johnston punta a caratterizzare la figura del “mostro” in maniera nuova rispetto al passato, rendendolo attuale anche per il pubblico di oggi: «Se nelle interpretazioni di Lon Cheney Jr. e Bela Lugosi il mostro era comunque una vittima, il mio Lawrence Talbot cerca invece di prendere il controllo del proprio destino, decide di investigare sulla scomparsa del fratello anche quando ormai è troppo tardi».
Anche la Blunt tiene a sottolineare la combattività del suo personaggio: «Gwen ha la grande capacità di vedere il bene anche nel volto del male: rappresenta la purezza e la speranza, e non è mai una vittima, neanche quando piange la morte del suo fidanzato per tutta la prima parte del film».
Entrambi gli attori cantano inoltre le lodi della costumista Milena Canonero, vincitrice di tre Oscar per i costumi di Marie Antoinette, Momenti di gloria e Barry Lyndon. «Quelli di Wolfman sono i costumi più belli che abbia mai visto», commenta la Blunt. «Milena ha fatto un lavoro davvero meticoloso per riprodurre quelle atmosfere gotiche». Benicio ironizza invece sulle interminabili sessioni di make-up cui era costretto quotidianamente: «Ci volevano tre o quattro ore per mettere tutto quel trucco, e almeno due per toglierlo: praticamente quando avevo finito erano tutti a letto da tempo… Per il resto, la mia preoccupazione era inseguire Emily Blunt conciato in quel modo senza apparire ridicolo!».

Al di là delle abilità tecniche, Del Toro esalta inoltre lo straordinario talento di Anthony Hopkins: «Quando lavori con un attore del suo calibro, non puoi fare a meno di fissarlo, tanto che a volte dimentichi le battute. È come trovarsi davanti a Marlon Brando che ti dice: “È finita la commedia” [in italiano, ndr]. Il suo modo di recitare è sempre così semplice e chiaro, e l’emozione è subito lì. È questo il tipo di semplicità a cui voglio arrivare, ma devo lavorarci un bel po’… Non ci sono ancora».
A chi gli chiede come mai, dopo tanti film d’autore, si conceda un action-horror fatto a posta per il grande pubblico, Benicio risponde: «Ogni tanto piace anche a me qualcosa di dolce: una caramella, un pezzetto di cioccolato… Anche se poi tornerò al salato: le cose dolci vanno prese a piccole dosi».

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