Baciami ancora

Baciami ancoraDopo L’ultimo bacio, Muccino torna sul set per raccontare la realtà dei quarantenni di oggi, belli, disperati e inconfondibilmente patinati

di Sandra Capitano
sandracapitano@gmail.com

Ammettiamolo, Giovanna Mezzogiorno è un’attrice lungimirante. Quando Gabriele Muccino, due anni fa, le propose di ritrovarsi un’altra volta al fianco di Accorsi, dopo dieci anni, per il seguito/non seguito de L’ultimo bacio, fu l’unica a percepirne da subito l’odore della minestrina riscaldata, quella liofilizzata che si trova in busta al supermercato, insaporita da tristezza e aromatizzata con tonnellate di disperazione.
E non si sbagliava di certo. Perché Baciami ancora, uscito questo weekend in 600 sale italiane, si prende troppo sul serio, risultando un frivolo, circoscritto e commerciale tentativo di rappresentazione dei quarantenni italiani di oggi.
Piazzatosi al secondo posto della classifica boxoffice con un incasso 3 milioni di euro, l’ultimo film di Muccino senior, preceduto dall’inarrestabile Avatar, (ormai a 38 milioni in tre settimane), non fa che esaltare un altro sequel della classifica, molto più completo e scanzonato, ovvero l’americano Alvin Superstar 2, che con 1 milione e mezzo di euro arriva terzo, superando la storia dei quarantenni anche per media sala (5.600 di Alvin 2 contro 5.400 di Baciami ancora).
Confezionato e lanciato come il film che-farà-discutere-riflettere-pensare, Baciami ancora-senza-Mezzogiorno ha seguito il consueto iter: ospitate di tutto il cast nei canali televisivi e radiofonici di maggior ascolto, canzone sdolcinata proposta fino all’inverosimile già dal mese precedente (e chi non l’ha canticchiata?), copertine sulle riviste, interviste sui quotidiani, spot tv, anteprime per vip con attori di richiamo e photocall da tappeto rosso hollywoodiano.
Si fa quel che si può, è vero. Ma al di là di questa perfetta e macchinosa cornice promozionale, quanto i veri quarantenni italiani, tutti lavoro, casa, spesa, bollette, figli e conti per arrivare a fine mese, sono riusciti davvero ad identificarsi con Accorsi, Favino, Sanatamaria, Pasotti e le crisi di nervi della patinata realtà mucciniana?
Ancora una volta ansiosi, isterici, problematici e inspiegabilmente musoni (proprio come avveniva in Ecco fatto, Come te nessuno mai e Ricordati di me), i protagonisti del sequel de L’ultimo bacio amano urlare e disdegnano l’ascolto. Se a trent’anni erano incastrati nel duopolio matrimonio-responsabilità-figli-famiglia-casa, contro amici-avventura-viaggio, senza probabilità di sfumatura, qui gli stessi protagonisti hanno un’unica ipotesi esistenziale: il rimpianto. Che è irreparabile e senza alcuna via di scampo.
In virtù di questa emozione, Favino, Accorsi, Pasotti e Santamaria si agitano, gridano, corrono sotto la pioggia, sbattono porte, le chiudono in faccia e rivelano di non essere in grado di rimanere soli neanche per un spaiato attimo.
Nel contempo le loro case sono magnifiche. Loro sono belli. Svolgono lavori trendy che hanno scelto e che perseguono con passione. Viaggiano su auto costose, possiedono accessori sofisticati, hanno amanti affascinanti, borse Prada, vestiti griffati.
L’unico fra tutti a vivere ancora con la madre e innumerevoli confezioni di psicofarmaci e statuine religiose è Claudio Santamaria che, ironia della sorte, appare il più ponderato ed equilibrato di tutti (anche nella recitazione), ma a cui (ahimè) Muccino fa inscenare un suicidio degno di Peter Weir nel suo L’attimo fuggente (notte, pioggia, finestra aperta, schioppo di pistola).
Pur di non fare la fine del loro amico (e non rimanere soli), i protagonisti accettano  tradimenti, sgambettano sotto il diluvio universale, allestiscono dialoghi inaspriti ed esasperati alla Beautiful (de’ noantri).
Le loro vicissitudini corali (create da Muccino forse per fornirci un ventaglio di identificazioni possibili) hanno un effetto inconsistente, in cui le situazioni, prive di pathos, lasciano lo spettatore indenne e distaccato.
È vero, i tempi cinematografici tendono a semplificare tutto. Ma dopo aver visto il film, pensiamo davvero che gli unici a sentirsi in qualche modo rappresentati, siano una ristretta cerchia di quarantenni benestanti. Probabilmente gli amici dello stesso Muccino.
E Giovanna Mezzogiorno non deve essere una di loro. Proprio no.

One Response to “ Baciami ancora ”

  1. [...] a Bondi che lo shock della visione provocherà problemi psicologici tra i più giovani. Sorpassando Baciami ancora (terzo, con quasi a 7 milioni in 2 settimane), Alvin Superstar 2 (al quarto posto con 3.800.000 ad [...]