Davide contro Golia
La prima cosa bella di Virzì conquista il terzo posto al box office dopo la commedia di Verdone e gli incassi record di Avatar
di Sandra Capitano
sandracapitano@gmail.com
Anche l’Italia si conforma al resto del mondo. Con un incasso di 10 milioni di euro in soli tre giorni, Avatar conquista il primo posto del boxoffice italiano, così come accade, da qualche settimana, già in USA (il film è ad un totale di 430 milioni di dollari), Brasile (27 milioni di dollari), Cile (5 milioni di dollari), Messico (28 milioni di dollari), India (5 milioni di dollari), Sud Africa (4 milioni di dollari), Cina (11 milioni di dollari), Australia (58 milioni di dollari), Giappone (50 milioni di dollari), e in tutti i paesi d’Europa (45 milioni di dollari).
Follia collettiva? Avatar mania da contagio? Evento massmediale senza precedenti?
Anche. O forse, più semplicemente, James Cameron. Il regista canadese già nel 1998 aveva dato prova del suo genio cumulativo con Titanic, in cui effetti speciali, storia d’amore, evento storico realmente accaduto, romanticismo, canzone sdolcinata a ripetizione, dramma, lusso, povertà e bellezza erano stati mixati con sapiente maestria, nella realizzazione di un ingranaggio talmente perfetto da riuscire ad entusiasmare qualsiasi fascia di pubblico, di ogni paese e di qualsiasi cultura (il maggiore incasso mondiale di tutti i tempi: 1.850.300.000 $).
Dopo più di dieci anni, Cameron progetta una telecamera del valore di 100 mila dollari, dotata di due obiettivi in grado di girare in alta definizione e separatamente le immagini per ciascun occhio.
Contemporaneamente, si fa costruire un set virtuale sul suo computer per avere la libertà di ricreare le scene senza doverle girare più volte e riesce così a realizzare il vero blockbuster della globalizzazione, quello capace di spianare ogni distanza, rendendo più vicini continenti, culture, religioni al solo costo di un biglietto e di un paio di occhialini in dotazione.
Uscito in Italia con 848 copie, Avatar supera anche il record d’apertura mai battuto fino ad oggi qui da noi, quello realizzato il 19 maggio del 2006 da Il Codice da Vinci, che in soli tre giorni aveva totalizzato ben 8 milioni di euro.
«Il 70% dell’incasso italiano di Avatar è stato realizzato dai 400 schermi dotati di proiettori in 3D» afferma Matteo Nenciolini, manager della Giglio Cinematografica, l’agenzia di noleggio a cui si affidano quasi tutte le case cinematografiche italiane per distribuire i film in Toscana.
«Un evento senza precedenti. Lazio, Lombardia e Veneto sono state le regioni di maggiori affluenza, seguite da Emilia Romagna, Piemente e Toscana» continua Nenciolini.
Nonostante Roberto Faenza promulgasse con un certo allarmismo (in un’intervista a La Repubblica) la morte dei sentimenti umani, come conseguenza degli effetti speciali roboanti di Avatar, anche le commedie nostrane hanno mantenuto i primi posti della classifica questo weekend.
Carlo Verdone con Io, Loro e Lara ha incassato più di 2 milioni e mezzo di euro (per un totale ad oggi di oltre 12 milioni) slittando al secondo posto. Ottima anche l’apertura del nuovo film di Paolo Virzì, La prima cosa bella, che si piazza al terzo con un incasso di 1.400.000 milioni in tre giorni, esattamente com’era accaduto nel 2008 con il suo Tutta la vita davanti.
«I dati dimostrano che c’è ancora tanta voglia di emozioni da parte del pubblico», dichiara Nenciolini. «La prima cosa bella è un film drammatico che fa riflettere, ma è anche ironico, carico di simpatia e umorismo».
Complice l’ambientazione del film, l’ultimo di Virzì è stato visto maggiormente dai toscani, seguiti a ruota dagli abitanti del Lazio e dell’Emilia Romagna.
«Il 4 Mori di Livorno, dove è anche girata una delle scene del film, è stato il cinema che ha incassato di più in tutta Italia con La prima cosa bella, seguito dall’ Astra di Firenze. I toscani dimostrano sempre molto calore ai propri conterranei. Accade con Benigni e anche
con Pieraccioni. Tutti noi toscani abbiamo apprezzato l’ottima ricostruzione che Virzì fa di Livorno, così come l’esemplare recitazione in livornese di Valerio Mastrandrea e Claudia Pandolfi», conclude Nenciolini.
Globalizzazione dunque, ma anche curiosità e inclinazione per i film dal sapore regionalistico.
E tra le altre controproposte di Avatar di questo weekend, ottimo anche l’esordio dello stilista Tom Ford, che con il suo stilosissimo A Single Man ha incassato 250.000 in 50 sale, riuscendo a soddisfare le esigenze del pubblicopiù esteta in grado di apprezzare i patinati rifacimenti dell’America anni 60 creati dallo stilista.
Tutti accontentati dunque. E se la differenziazione è così pregiata, forse non abbiamo davvero nulla da temere, caro e impaurito Roberto Faenza.





