La solitudine dei numeri primi

La-solitudine-dei-numeri-primiArriverà presto al cinema, diretto da Saverio Costanzo, il film tratto dal bestseller La solitudine dei numeri primi, dell’esordiente Paolo Giordano: una storia di amicizia e sensi di colpa in cui la matematica diventa metafora della condizione umana

di Laura Giacalone
laura.giacalone@gmail.com

«Se una persona si sente un vagabondo, che studi matematica» – diceva il filosofo Francis Bacon, sottolineando la stretta relazione tra pensiero scientifico e quella straordinaria sensibilità, a volte un po’ borderline, che è comunemente associata alla poesia. Dev’essere questo il caso di Paolo Giordano, scienziato italiano 27enne alle prese con un dottorato in fisica delle particelle e cinque premi letterari, primo fra i quali il Premio Strega, con il suo romanzo d’esordio La solitudine dei numeri primi.
Giordano è il più giovane scrittore ad aver vinto quest’ultimo riconoscimento letterario. Dalla sua pubblicazione in Italia (Mondadori, 2008), il libro ha venduto più di un milione di copie ed è stato tradotto in venti lingue diventando un vero e proprio cult. È attualmente in produzione anche la versione cinematografica dell’opera, diretta da Saverio Costanzo, che ha curato la sceneggiatura insieme a Giordano, e coprodotta dalla Offside di Mario Gianani e dalla francese Les Films des Tournelles, con il supporto della Film Commission Torino Piemonte. Nel cast Alba Rohrwacher e Isabella Rossellini.
Il successo mondiale del romanzo probabilmente risiede nel carattere universale dei temi di cui tratta. Come il titolo suggerisce evocativamente, il romanzo è infatti una storia di solitudine e alienazione, ma anche di “affinità elettiva”. Nella prospettiva di un fisico delle particelle, la metafora più compiuta per tale stato esistenziale ed emozionale, che è tipico dell’adolescenza, è racchiusa nella nozione matematica dei numeri primi.
Per dirla con le parole di Giordano, «I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell’infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari […]. Tra i numeri primi ce ne sono alcuni ancora più speciali. I matematici li chiamano primi gemelli: sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini, anzi quasi vicini, perché fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero. Numeri come l’11 e il 13, come il 17 e il 19, il 41 e il 43. Se si ha la pazienza di andare avanti a contare, si scopre che queste coppie via via si diradano. Ci si imbatte in numeri primi sempre più isolati, smarriti in quello spazio silenzioso e cadenzato fatto solo di cifre e si avverte il presentimento angosciante che le coppie incontrate fino a lì fossero un fatto accidentale, che il vero destino sia quello di rimanere soli. Poi, proprio quando ci si sta per arrendere, quando non si ha più voglia di contare, ecco che ci si imbatte in altri due gemelli, avvinghiati stretti l’uno all’altro».

Alice è una ragazza anoressica segnata indelebilmente, sia nel corpo che nell’anima, da un incidente sciistico avvenuto quando era piccola. Cresciuta all’ombra di un padre estremamente ingombrante, non riesce a stabilire una relazione autentica con il mondo esterno, che sembra riuscire ad esperire solo attraverso la fotografia. Mattia è un ragazzo estremamente introverso che si rifugia negli studi scientifici per placare i suoi sensi di colpa. Nasconde infatti un terribile segreto: da bambino ha abbandonato la sorella gemella, mentalmente disabile, in un parco per andare a una festa con gli amici, per non ritrovarla mai più.
Quando Alice e Mattia si incontrano, immediatamente si riconoscono come anime gemelle. Districandosi fra le insidie del diventare adulti e le tragiche conseguenze dei loro traumi infantili, le loro vite sembrano intrecciarsi indissolubilmente, rimanendo al contempo inesorabilmente separate.

La solitudine dei numeri primi
è un romanzo di formazione capace di mescolare gli ingredienti fondamentali di una storia d’amore con riflessioni profonde sulla colpa, il dolore e la mancata accettazione di sé. Mattia e Alice sono novelli Adamo ed Eva banditi dall’Eden e condannati a sopportare, ciascuno a suo modo, il peso della punizione.
Il linguaggio scelto dall’autore per raccontare questa storia non lascia spazio a rappresentazioni stereotipate dell’universo giovanile, così comuni nella imperante narrativa per adolescenti, e non indulge mai in toni melodrammatici o espedienti retorici. Al contrario, lo stile di Giordano è semplice e lineare, spoglio e minimalista, come se l’autore usasse il linguaggio per suggerire lo stesso distacco e incapacità di esprimere i sentimenti dei suoi personaggi.
Al suo debutto letterario, Paolo Giordano mostra la padronanza e l’eleganza di uno scrittore consumato. Conosce certamente le regole della bella scrittura e, cosa ancor più importante, sa quando infrangerle. Succede lo stesso in fisica?  «La differenza è che in fisica ci sono sempre delle regole ferree su come procedere, mentre in letteratura sei tu che puoi inventare le regole da seguire», spiega l’autore. Per il resto, fisica e letteratura sembrano due facce della stessa moneta. Dopo tutto, come diceva la matematica e scrittrice Sofia Kovalevskaya, è impossibile essere un matematico senza essere un poeta nell’anima.

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