Il mio Puccini
Regista di eccezionale talento artistico, Paolo Benvenuti ci racconta come nascono le storie dei suoi film e perché la figura di uno dei più grandi compositori italiani sia di grandissima attualità ancora oggi
di Laura Giacalone
laura.giacalone@gmail.com
Presentato alla 65ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Puccini e la fanciulla svela aspetti assolutamente inediti della vita e dell’opera del grande compositore italiano ed è stato accolto come una delle opere più originali degli ultimi anni, per il suo assoluto rigore formale, la grande qualità pittorica della messa in scena e l’interesse fondamentale della storia, che hanno portato il film a conquistare il premio collaterale “Poveri ma belli” e recensioni entusiaste da parte della critica internazionale.
Puccini e la fanciulla nasce da uno straordinario lavoro di ricerca. Da dove nasce il tuo interesse per le storie nascoste nelle pieghe della Storia?
«Dietro ciascuna delle storie raccontate nei miei film c’è sempre un grandissimo lavoro di ricerca e ricostruzione storica. Il mio film precedente, Segreti di Stato (2003), riguardava ad esempio la strage dei comunisti militanti nella Sicilia del 1951. Avevo condotto sei anni di ricerche negli archivi della CIA a Washington, durante i quali avevo scoperto una realtà molto diversa da quella che viene raccontata ufficialmente sui libri di storia. Il cinema mi consente di mostrare pagine di storia che le persone difficilmente conoscono. Lo faccio soprattutto per le giovani generazioni, che non conoscono affatto la storia.
Sono un insegnante e facendo questo lavoro mi sono reso conto di quanto poco i giovani siano consapevoli di ciò che è accaduto nel passato e di quanto siano spaventati dal futuro. E poi ci stupiamo se ci sono quarantenni che vivono ancora con i genitori! Sono senza radici, non conoscono la storia e quindi non riescono a proiettarsi nel futuro, e vivono in un eterno presente. Mi sento come un moderno Don Chisciotte contro i mulini a vento: il mio obiettivo è portare i giovani ad appassionarsi alla storia, far capire loro che la storia è affascinante e un bene prezioso per tutti».
Puccini e la fanciulla è sostanzialmente un film “muto”. Qual è la ragione di una scelta stilistica così audace?
«Non credo affatto si tratti di una scelta audace. Per i primi trent’anni della loro storia, i film erano muti. I più grandi capolavori della storia del cinema appartengono all’epoca del muto. Per quanto mi riguarda, credo che il cinema sia arte finché è sperimentale. Ciò che volevo mostrare nel mio film era la stretta relazione fra la musica di Puccini e i suoni del lago di Massaciuccoli, dove trovava ispirazione. A rendere possibile tutto questo è stato Mirco Mencacci, il sound designer del film. Mirco ha un talento straordinario: è non vedente e forse è proprio per questo che ha sviluppato al massimo la capacità di sentire e catturare i suoni. Se avessi inserito dei dialoghi, i suoni del lago sarebbero rimasti sullo sfondo. Quello che invece volevo era che il pubblico imparasse ad ascoltare il silenzio e riconoscesse in esso la bellezza della musica di Puccini. L’assenza di dialoghi rende inoltre il film più accessibile a un pubblico internazionale».
Il film sarà distribuito sia in Italia che all’estero?
«Il film ha riscosso grande interesse all’estero e speriamo di trovare al più presto una distribuzione internazionale. Negli Stati Uniti la prima del film è stata tenuta al Lincoln Center di New York lo scorso 16 novembre, seguita da un’altra proiezione al N.I.C.E. Festival di San Francisco il 23 Novembre. In Italia la situazione è più complicata. Le distribuzioni sono piuttosto miopi: cercano solo profitti immediati. Nessuno finora ha accettato di distribuire il film, ma in compenso molti esercenti – che sono più vicini alla sensibilità del pubblico – hanno apprezzato enormemente il film e lo proietteranno in molte città italiane. Sarà una distribuzione dal basso!».
Qual è la rilevanza di un film su Puccini oggi?
«Attraverso questo film i giovani scopriranno che la musica di Puccini è straordinariamente moderna e affascinante anche oggi. Inoltre, quella di Puccini è la storia di un ambasciatore italiano nel mondo. In questo mondo globalizzato subiamo l’influenza di altre culture e spesso dimentichiamo la nostra. Volevo che le giovani generazioni apprendessero la storia di uno dei nostri più grandi talenti. Oltre a ricostruire un episodio della vita di Puccini, il film racconta inoltre la storia della tipica provincia italiana, nascosta nella vicenda emblematica di una donna uccisa dal pregiudizio sociale. E questo purtroppo continua a succedere anche oggi. La vita di Puccini non è soltanto la storia di un genio italiano, ma anche la storia della complessa relazione fra individuo e società».






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