Puccini e la fanciulla
Nello splendido film presentato alla 65ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia Paolo Benvenuti svela i segreti, i silenzi e i colori del grande compositore italiano
di Laura Giacalone
laura.giacalone@gmail.com
A volte la storia che precede la nascita di un film – l’insorgere fulmineo di un’idea, l’attenta ricerca d’archivio, la scelta dei personaggi e delle ambientazioni – è tanto interessante e appassionante quanto quella del film stesso. È questo il caso di Puccini e la fanciulla, l’ultimo magnifico film di Paolo Benvenuti e Paola Baroni prodotto da Arsenali Medicei e Fondazione Festival Pucciniano.
L’uscita del film coincide con il 150° anniversario della nascita di Giacomo Puccini e accende i riflettori su aspetti inediti della vita e del genio del compositore italiano.
Presentato alla 65ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il film è stato accolto come una delle opere più originali degli ultimi anni, per il suo assoluto rigore formale, la grande qualità pittorica della messa in scena e l’interesse fondamentale della storia, che hanno portato il film a conquistare il premio collaterale “Poveri ma belli” e recensioni entusiaste da parte della critica internazionale.
Puccini e la fanciulla nasce dalla volontà di far luce su uno degli episodi più oscuri della vita del Maestro: la tragedia di Doria Manfredi, la sua giovane domestica, che si suicidò nel gennaio 1909, mentre Puccini componeva una nuova opera tratta dal dramma di David Belasco La fanciulla del West.
Il film è il frutto di sei anni di ricerche d’archivio condotte dallo stesso Benvenuti e da un gruppo di 16 giovani studenti di “Intolerance”, la scuola di cinema di Viareggio. Investigando sulla misteriosa morte di Doria Manfredi e sugli eventi occorsi durante la composizione dell’opera di Puccini, gli studenti hanno passato in rassegna l’immensa bibliografia su Puccini e le sue lettere private custodite presso il Centro Studi Pucciniani di Lucca. Il gruppo di studio si è recato fino a Torre del Lago, il piccolo villaggio toscano dove Puccini viveva e traeva ispirazione per i suoi capolavori, intervistando gli anziani del villaggio e raccogliendo le loro memorie. Ma ciò in cui i giovani studenti continuavano ad imbattersi era un impenetrabile muro di silenzio e omertà.
Ciò che emergeva dalle lettere di Puccini era che Doria era stata accusata da Elvira, la moglie di Giacomo, di essere l’amante del marito. Ma le circostanze e le ragioni per cui Doria non si era mai difesa rimanevano oscure. Un altro mistero che emergeva dalla ricerca riguardava la composizione de La fanciulla del West. Nella loro ricerca, infatti, gli studenti si imbatterono in una dichiarazione molto interessante contenuta in un libro di Aldo Valleroni: «il famoso dongiovannismo di Puccini non è fine a sé stesso, ma è funzionale alla sua creatività musicale». Si trattava di una considerazione apparentemente banale, ma che nascondeva in realtà una verità di importanza cruciale: ogni volta che Puccini componeva un’opera, si innamorava magicamente di un’incarnazione reale della sua eroina. Non è un caso, infatti, che non appena l’opera era compiuta, anche la relazione cessava immediatamente. Il libro menzionava varie donne che corrispondevano alle protagniste delle sue opere, dalla Bohème alla Butterfly a Turandot, ma della Musa che aveva ispirato la figura di Minnie, l’eroina de La fanciulla del West, nessuna traccia. La prima domanda che i ricercatori si posero era: e se il modello per Minnie fosse Doria? Ma le due figure erano troppo diverse per poter essere in qualche modo collegate. Ciò che emerse alla fine fu che nella vita di Puccini c’era un’altra donna, Giuria, cugina di Doria e figlia di Emilio, il proprietario del ristorante-chalet di fronte alla villa Puccini. Giuria era l’amante di Puccini, nonché l’incarnazione reale di Minnie. Ma la storia non finisce qui: pare che Giulia fosse incinta e avesse dato vita a un bambino, Antonio Manfredi, che non venne mai riconosciuto dai genitori e morì in miseria nel 1988. Nel 2007, Benvenuti riuscì a incontrare la figlia di Antonio e a dirle che con molte probabilità lei era la nipote di Puccini (a quanto pare la somiglianza era impressionante). A quel punto, la donna mostrò al regista una valigia impolverata che era appartenuta al padre defunto e che lei non aveva mai aperto prima. La valigia conteneva foto e lettere di Puccini a Giulia, scritte tra il 1908 e il 1922, che provavano inconfutabilmente l’esistenza di una relazione fra i due. Ma le sorprese non erano finite: in una scatola di biscotti dentro la valigia c’era anche una vecchia pellicola datata 1915 che mostrava Puccini al piano, mentre fumava o passeggiava nella sua villa. Era un documento di eccezionale valore storico. Benvenuti non volle tuttavia far menzione di questa straordinaria scoperta nel suo film, restando fermamente convinto che la vita di questo documento fosse indipendente da quella del suo film. Si concentrò dunque solo sugli eventi occorsi a Torre del Lago nel 1908 lasciando il resto al di fuori dell’opera cinematografica.
Ed è qui che comincia infatti il film: Puccini, interpretato dal musicista di fama mondiale Riccardo Joshua Moretti, sta componendo La fanciulla del West e frequenta assiduamente lo chalet di Emilio di fronte alla villa, dove Giulia, una donna di rara bellezza, serve ai clienti vino e sorrisi in abbondanza. Un giorno, la domestica di Puccini, Doria Manfredi, sorprende Fosca, la figliastra del compositore, fra le braccia del suo amane, Guelfo Civinini, giovane librettista di Puccini. Per evitare che Doria racconti la verità sul suo conto, Fosca spinge la madre Elvira a spiarla, facendo nascere in lei il sospetto di una relazione nascosta con Giacomo. Una notte Elvira segue il marito in un luogo nascosto e lo sorprende a baciare appassionatamente una donna. Convinta che si tratti di Doria, comincia a perseguitarla e a distruggere la reputazione della povera ragazza. Colpevole soltanto di aver fatto da “messaggera d’amore” fra Puccini e la cugina Giulia, Doria è annientata dagli attacchi di Elvira e trova nel suicidio l’unica possibilità di redenzione.
La peculiarità del film è la totale assenza di dialoghi. Ed è proprio questo l’elemento di eccezionale coraggio nell’opera di Benvenuti: un film muto su uno dei più grandi musicisti di tutti i tempi. Gli unici suoni che sentiamo nel film sono le voice over che leggono le lettere delle persone coinvolte nella vicenda, i suoni della natura e le musiche composte da Puccini. Nella visione estetica di Benvenuti, tale silenzio era l’unico modo di raggiungere la purezza totale del linguaggio cinematografico, in cui la musica diventa tutt’uno con l’immagine, senza interferenze di sorta.
Nella costruzione visiva del film emergono anche i trascorsi pittorici di Benvenuti: ogni inquadratura ha la perfezione stilistica di un dipinto. Con grande maestria, il regista ricostruisce in dettaglio non solo la vita segreta di un grande compositore, ma anche l’immaginario sociale di un’Italia rurale che non esiste più. Il film è dunque un’esperienza sinestetica, capace di coinvolgere le forme più profonde della percezione e dell’emozione: il grandioso omaggio di un artista alla memoria imperitura di un genio.






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