La prima cosa bella

La-prima-cosa-bellaVirzì abbandona le problematiche sociali e mette in scena una vicenda intima e corale, per raccontare le contraddizioni e la vitalità dell’amore di una madre

di Laura Giacalone
laura.giacalone@gmail.com

Con il suo ultimo film, La prima cosa bella, Virzì torna a casa, nella sua amata Livorno, con l’entusiasmo e la commozione di chi è reduce da un lungo periodo di esilio.
Pervasa da un soffuso sentimento di riconciliazione e riappropriazione di luoghi e sensazioni cari all’animo, si dipana così la vicenda familiare di Anna (Micaela Ramazzotti/Stefania Sandrelli) e dei suoi figli Bruno (Valerio Mastandrea) e Valeria (Claudia Pandolfi), in un arco temporale che va dagli anni 70 ad oggi. Anna è una mamma assolutamente sui generis: bella da togliere il fiato, piena di energia vitale anche quando la vita la bastona, ha la genuinità e l’aria un po’ naif di chi non sembra avere consapevolezza del proprio fascino svampito ma fatale. Tra scenate di gelosia e liti familiari, zie bisbetiche e fughe avventurose, l’infanzia di Bruno e Valeria scorre via velocemente, segnata da un amore difficile ma indomabile per quella madre dai comportamenti così eccessivi e a volte imbarazzanti. Quando i figli ormai adulti si riuniranno al capezzale della madre anziana e malata, sarà ancora una volta la vitalità sconclusionata della donna a infondere loro l’ultimo messaggio di fiducia e amore per la vita. E anche qualche sorpresa…

Con questa storia dal sapore dolceamaro, Virzì rende omaggio alla generosa vitalità dell’Italia di provincia, all’amore tra madri e figli e alla forza di certe donne, capaci di scatenare grandi passioni e grandi turbamenti, collocandosi idealmente nel solco della tradizione della commedia all’italiana.
Complice la mirabile interpretazione degli attori, alle prese con le insidie dell’accento livornese, il film cavalca l’onda delle emozioni e scava a fondo nell’intimità spesso inconfessabile delle relazioni familiari. Nella Anna di Micaela Ramazzotti emerge la complessa umanità di quelle donne in qualche modo vittime e complici della propria sensuosa corporeità, che le rende facili prede delle brame maschili e maschiliste. E ride Anna-Micaela, ride anche mentre piange, pur di proteggere l’innocenza dei suoi figli. Nella Anna matura della Sandrelli quella dolorosa complessità sembra in qualche modo attenuarsi e diventare qualcosa di diverso: è successo qualcosa nell’evoluzione del personaggio, che sfalsa un po’ la corrispondenza fra le due anime e i due volti della stessa figura, ma il film non ce lo racconta, lasciando allo spettatore il compito di colmare questa ellissi.

Rinunciando a quel sostrato di critica sociale a cui ci avevano abituato le precedenti opere dell’autore, La prima cosa bella sembra inoltre segnare un punto di svolta nella filmografia di Virzì.
Sono lontani, infatti, i tempi de La bella vita (1994), dove di scena era la crisi della classe operaia, o di Ferie d’agosto (1995), che coglieva la trasformazione sociale del paese all’indomani della discesa in campo di Berlusconi. Sono spariti i personaggi di Ovosodo (1997), My Name is Tanino (2002) e Caterina va in città (2003), con la loro critica al finto perbenismo radical chic e l’epopea dei piccoli eroi di provincia, sprovveduti e inadeguati, alla ricerca della loro normalità. Nessuna riflessione sulle seduzioni della modernità (Baci e abbracci, 1999), né sulle insidie del potere (N – io e Napoleone, 2006) o della precarietà (Tutta la vita davanti, 2008).
Ma quella di dribblare qualsivoglia problematica sociale (e in un film che percorre un quarantennio di vita italiana, gli spunti di certo non mancavano) è una scelta consapevole: «Forse per via di questo nostro periodaccio, in cui nella società ribollono sentimenti astiosi, sfiducia, risentimento, e forse anche perché il mio ultimo film, Tutta la vita davanti, mi aveva portato a confrontarmi con questioni sconfortanti del nostro tempo, e a mettere in scena personaggi anche inquietanti, stavolta son corso volentieri a rifugiarmi nel tepore del racconto di personaggi a cui voler tanto bene: il ciclo della vita, col suo mistero struggente ma anche gioioso, in una famiglia in fondo come tante. Per una volta, forse, niente problematica sociale, ma pezzi palpitanti del mio cuore».

3 Responses to “ La prima cosa bella ”

  1. [...] 12 milioni) slittando al secondo posto. Ottima anche l’apertura del nuovo film di Paolo Virzì, La prima cosa bella, che si piazza al terzo con un incasso di 1.400.000 milioni in tre giorni, esattamente com’era [...]

  2. [...] all’Auditorium della Conciliazione a Roma. Diciotto le candidature per l’opera di Paolo Virzì, La prima cosa bella, sedici per L’uomo che verrà di Giorgio Diritti, quindici per Vincere di Marco Bellocchio, [...]

  3. [...] le tappe ecc., poi è successo che io ho avuto un rigetto e Valerio ha cominciato a lavorare a La prima cosa bella. Insieme a Valerio abbiamo fatto un grande lavoro di editing e lui si è impossessato della voce [...]