Avatar

Avatar

Il kolossal di Cameron mette in scena l’autocoscienza in 3D dell’Occidente e recupera la dimensione primigenia dello stupore dinanzi ai prodigi della lanterna magica

di Laura Giacalone
laura.giacalone@gmail.com

Dopo 4 anni di lavorazione, il regista premio Oscar James Cameron porta sugli schermi di tutto il mondo Avatar, il kolossal in 3D destinato – secondo i commenti più entusiasti – a cambiare per sempre la storia del cinema, aprendo orizzonti finora mai raggiunti all’impiego delle nuove tecnologie applicate al film. Già nella forma, prima ancora che nel contenuto, Avatar è infatti fantascienza che diventa realtà.

Ammantata di una perfezione ipertecnologica che toglie il fiato anche allo spettatore più smaliziato (sì, muoverete indietro la testa e strizzerete gli occhi per la fuliggine al primo banalissimo sollevarsi di foglie), si gioca una battaglia epica in cui si decidono le sorti di due mondi.
Siamo nel 2154. Jake Sully (Sam Worthington), ex Marine costretto sulla sedia a rotelle, viene arruolato per una missione speciale sul pianeta Pandora, dove un consorzio di aziende è impegnato nell’estrazione di un raro minerale indispensabile a risolvere la crisi energetica sulla Terra. Dal momento che l’atmosfera su Pandora è tossica, gli umani si muovono sul pianeta tramite un collegamento neuronale con degli avatar, corpi ibridi geneticamente modificati in cui il DNA umano è mescolato con quello della popolazione indigena, i Na’vi. Grazie al programma messo a punto dalla scienziata Grace Augustine (Sigourney Weaver), Jake può quindi entrare nel corpo di un avatar, infiltrarsi nella comunità dei Na’vi e carpirne i segreti, ai fini della conquista del prezioso materiale. Ma quando la sua iniziazione nel mondo indigeno è completa, grazie alla splendida Neytiri (Zoë Saldana), e la guerra con gli umani è alle porte, sarà molto complicato decidere da che parte stare…

Ci sono voluti 15 anni prima che Cameron trovasse negli sviluppi della Computer Graphic gli strumenti per realizzare il suo progetto. In perfetto equilibrio fra animazione e live action, la tecnica adottata è rivoluzionaria: il nuovo sistema di “performance capture”, con telecamere fisse sul volto degli attori per registrarne espressioni e movimenti a un livello di dettaglio mai ottenuto prima, è accompagnato dall’uso della “virtual camera”, che ha permesso a Cameron di girare scene all’interno del mondo creato al computer – il cosiddetto “Volume” – come se fosse su un set reale. Memore delle prodezze di Gollum (Il signore degli anelli) e di King Kong, Cameron non poteva non avvalersi di una collaborazione d’eccezione: quella di Peter Jackson e della sua WETA Digital, vincitrice di un Academy Award per gli effetti speciali.

Al di là dei prodigi della tecnica, il film attraversa tematiche care a un’America ancora intrappolata dalle contraddizioni della sua politica imperialistica: dalle guerre per la conquista delle risorse allo sterminio degli innocenti, dalla difesa dell’ecosistema naturale all’esaltazione di una nuova coscienza religiosa che ha come divinità suprema il bene del pianeta. La frontiera del West si è spostata insomma su un altro pianeta, con un cambiamento apparentemente radicale delle prospettive ideologiche. Tanto più che adesso – District 9 docet – gli alieni siamo noi. Nell’epopea fantascientifica e post-western di Cameron, dunque, va di scena l’autocoscienza americana, rigorosamente in 3D.
Peccato che alla cura impeccabile della forma tecnologica non corrisponda pari attenzione alla strutturazione della storia – che non va oltre i topoi archetipici di Propp – e alla profondità dei dialoghi, che a volte peccano di quella superficialità affettata e un po’ naif a cui ci hanno abituato i supereroi made in Usa.
Ma questo è un film in cui, mai come prima, è vera la lezione di McLuhan “il medium è il messaggio”: in Avatar è il mezzo cinematografico che racconta se stesso, recuperando la dimensione primigenia dello stupore dinanzi ai prodigi della lanterna magica che è l’anima del cinema stesso.

4 Responses to “ Avatar ”

  1. [...] l’Italia si conforma al resto del mondo. Con un incasso di 10 milioni di euro in soli tre giorni, Avatar conquista il primo posto del boxoffice italiano, così come accade, da qualche settimana, già in [...]

  2. [...] i generi preferiti dagli italiani in quest’ultimo weekend cinematografico. Se l’inarrestabile Avatar rimane infatti al primo posto, con 25 milioni di euro d’incasso in dieci i giorni di [...]

  3. [...] avete visto Avatar di James Cameron, e probabilmente lo avete visto, vi consiglierei di buttare un occhio a Jamestown [...]

  4. [...] Aisha, un’agile alleata (o forse nemica) interpretata dalla splendida Zoe Salanda, la Neytiri di Avatar, irreprensibile nell’insinuare sensualità e stile all’intera [...]