Ecce Torino

pg2_NANNI MORETTINella 25ª edizione del Torino Film Festival, diretto da Nanni Moretti, 15 film in concorso, retrospettiva su Cassavetes e Wenders e un cartellone fitto di voci fuori dal coro

di Laura Giacalone
laura.giacalone@gmail.com

Era il 1981, quando alcuni esponenti di spicco dell’università e dei cineclub torinesi raccoglievano l’invito lanciato dall’assessore alla Gioventù del comune di Torino, Fiorenzo Alfieri, a creare una rassegna cinematografica che raccogliesse le sfide della cinematografia giovanile. Un festival che, nel solco delle sperimentazioni del nuovo cinema internazionale, esplorasse le forme periferiche e innovative di sensibilità alternative ai modelli consolidati della cinematografia tradizionale. Nasceva così, nel 1982, il Festival Internazionale Cinema Giovani, accreditandosi ben presto come uno dei tre grandi festival di cinema “alternativi” in Europa, insieme a Vienna e Rotterdam.
Sono passati 25 anni da quella prima edizione. Anni di scelte coraggiose, di proposte d’autore e cinema di genere, di panoramiche inedite su cinematografie straniere e produzioni locali, di riscoperta di voci trascurate o mai ascoltate. Un festival metropolitano che ha trasformato Torino nella grande capitale della cultura italiana.
Forte di tale tradizione, il Torino Film Festival ha riaperto i lavori sotto la direzione artistica di Nanni Moretti, che ha commentato così il suo nuovo incarico: «Il lavoro di ricerca che il Festival svolge sul nuovo cinema, e la proposta di autori meno convenzionali, è di grandissima importanza. Ho accettato la proposta del Museo del Cinema di assumere la direzione artistica nella speranza di contribuire al suo rafforzamento, che non può che partire dal rilancio della sua identità più autentica e dal rinnovo della sua formula, con l’intento di renderla più efficace nei confronti dei cambiamenti in atto nell’industria del cinema e nel panorama dei festival».
Quella appena trascorsa è stata un’edizione ricchissima di novità. A partire dai titoli in cartellone. 15 le pellicole in concorso, di cui 9 opere prime, frutto di un attento lavoro di valutazione condotto su più di 1200 film dalla squadra di selezionatori capitanata dalla coordinatrice Emanuela Martini. Nella sezione Anteprime sono stati presentati 7 film che alla conclusione del festival hanno la possibilità di avvalersi di una distribuzione italiana. Fra questi l’attesissimo Eastern Promises di David Cronenberg e My Blueberry Nights di Wong Kar Wai. Mentre nella sezione Fuori Concorso sono stati presentati 12 titoli privi di una distribuzione italiana. 5 i titoli proposti in Panorama Italiano, sezione non competitiva dedicata al cinema italiano: In fabbrica di Francesca Comencini; Lascia perdere Johnny di Fabrizio Bentivoglio, per la prima volta alla regia; Nelle tue mani di Peter Del Monte, Signorina Effe di Wilma Labate e Vogliamo anche le rose di Alina Marazzi. Ampio spazio a cortometraggi, documentari e cinema sperimentale nelle sezioni Lo stato delle cose, La zona, Italiana.doc e Italiana.corti.
Le retrospettive di quest’anno sono state invece dedicate a due autori fondamentali nel panorama del cinema indipendente: l’anarchico John Cassavetes e l’immaginifico Wim Wenders, «un regista – ha sottolineato Moretti – che ha significato molto per quelli della mia generazione». Nell’ambito della sezione L’amore degli inizi, Moretti ha presentato 5 illustri e discussi esordi della storia del cinema italiano degli anni ’50 e ’60, incontrando i registi che li hanno diretti: Tinto Brass, Gianfranco De Bosio, Francesco Rosi, Florestano Vancini, Paolo e Vittorio Taviani. Come da tradizione, nello Spazio Torino si sono confrontati 9 cortometraggi realizzati da filmmakers e videomakers piemontesi. Ad arricchire le proposte della kermesse torinese due eventi speciali: le versioni restaurate di Dillinger è morto (1969) di Marco Ferreri e di Maciste nella gabbia dei leoni (1926) di Guido Brignone, cui ha fatto da colonna sonora l’accompagnamento dal vivo dei Marlene Kuntz.
Un cartellone, dunque, che si è confermato capace di «bilanciare un programma rigoroso di nuovi lavori, con eroiche, enciclopediche retrospettive», come ebbe a dire il critico Tennis Lim, e che da sempre trova il suo segno distintivo nella qualità delle proposte e – puntualizza Moretti – nell’«attenzione a quel cinema meno convenzionale e pigro» che troppo spesso fatica a trovare una distribuzione.
Il Torino Film Festival ha riaperto dunque i battenti nella orgogliosa consapevolezza – sottolinea il suo direttore – di avere «un suo DNA diverso dagli altri». E con la ferma volontà che «chi fa cinema in Italia continui a sentirsi a casa».

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