Dancer in The Dark

Dancer in The Dark

Grazie alla straordinaria interpretazione di Björk, Lars Von Trier mette in scena un musical scioccante e denuncia le inaccettabili crudeltà della società occidentale

di Laura Giacalone
laura.giacalone@gmail.com

Palma d’oro al Festival di Cannes del 2000, Dancer in the Dark di Lars Von Trier è un musical scioccante e sorprendente che suona come una potentissima elegia alla vita, grazie soprattutto alla mirabile interpretazione di Björk, che da icona rock si cala nei panni di Selma, una donna povera, socialmente indifesa, che sta perdendo  progressivamente la vista. La sua grande passione sono i musical hollywoodiani. Proprio la musica ed il ballo, infatti, sono per Selma l’unica via di fuga dalla realtà, dei sogni isolati all’interno dell’incubo della sua vita. La ragazza continua a lavorare duramente, accumulando straordinari su straordinari, per pagare l’operazione che potrà salvare il figlio, affetto dalla sua stessa malattia, dalla cecità, ma l’uomo che ospita la sua roulotte nel suo giardino, un amico poliziotto di cui si fida, approfitterà della sua menomazione per ingannarla e rubarle tutti i risparmi. Da questo momento per Selma tutto diventerà sempre più difficile.

Ancora una volta Von Trier celebra e mette in scena un mondo di poveri, idioti e dannati rigorosamente ripresi con macchina a spalla. Provata dalla fatica della vita sul set e dalla difficile convivenza professionale con il maestro danese, Björk dichiarò che “un film è un’esperienza dolorosa, al contrario della musica che è un mondo costituito di sola armonia”. Dancer in The Dark denuncia le inaccettabili crudeltà della società americana anticipando i successivi Dogville e Manderlay che castigheranno l’imperialismo, il perbenismo e l’ipocrisia yankee. Una critica beffarda della modernità che ritroviamo in forma ancor più estrema anche nella commedia  sofisticata ll grande capo.

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