Stereotipi sì, ma non troppo

Sherlock Holmes

Pur non rinunciando ai cinepanettoni, il pubblico preferisce i personaggi che brillano per arguzia e fascino, come la premiata coppia Law & Downey Jr

di Sandra Capitano
sandracapitano@gmail.com

Italiani stanchi dei cinepanettoni? A una prima e svogliata occhiata al boxoffice cinematografico post-feste-natalizie, sembrerebbe davvero di sì.
Il sottovalutato adventure-action dell’inglese Guy Retchie, Sherlock Holmes, distribuito da Warner Bros. e uscito il 25 dicembre, con sole due settimane di programmazione supera le commedie tradizionali nostrane, piazzandosi al primo posto della classifica, con un incasso a oggi di 12 milioni di euro e la media per sala più alta (9.000 euro).
Solo al secondo è dunque Natale a Beverly Hills, l’inimitabile cinepanettone per antonomasia, che dopo tre settimane totalizza 19 milioni di euro, ovvero 3 milioni in meno rispetto al Natale ambientato a Rio dello scorso anno.  Terzo classificato delle feste è Io & Marilyn, di Leonardo Pieraccioni, con un totale a oggi di  quasi 11 milioni di euro. Solo due anni fa, come in questo weekend, Una moglie bellissima dello stesso Pieraccioni, ne realizzava ben 17.
Tutti stanchi della commedia all’italiana natalizia dunque?
Non esattamente. A dispetto dei raffronti con i passati anni, le cifre appena citate sono pur sempre eccelse e mettono in risalto una ancora robusta predilezione per la risata made in Italy durante le feste di Natale.
Da un’analisi più approfondita però, sembra evidente che la tendenza prevalsa quest’anno sia stata quella di favorire personaggi sì divertenti e stereotipati, ma più arguti e vincenti. Piuttosto che orientare la scelta – e dunque l’identificazione -verso i frivoli, mandrilloni, maldestri e cialtroni nostrani (alla Christian De Sica per intenderci), gli spettatori hanno optato per gli arguti e vincenti, per gli atletici e – perché no – bellissimi detective, quelli dal fisico muscoloso e dalle menti dotate d’illuminazioni e olfatto sopraffino.
L’attrazione verso le storielle stracolme di equivoci e tradimenti di stampo italiano sembra essersi dunque affievolita, per lasciare il posto a una trama più furba, in cui i personaggi, per quanto altrettanto stereotipati, sono comunque inseriti in vicende ancor più primitive.
In Sherlock Holmes è il bene che lotta contro il male, il protagonista principale, insieme al suo miglior amico, che trionfa contro l’antagonista con modalità fiabesche di arcaica memoria, proprio come nel lineare schema proppiano.
E’ su questi elementi semplici ma viscerali che Guy Ritchie gioca la sua vincente strategia, realizzando un distillato di entertainment davvero incontaminato. Robert Downey Jr. è un investigatore divertente, ma soprattutto sagace e scaltro. Antenato inglese del nostrano Commissario Montalbano, è un furbissimo investigatore dai sani principi, dai valori inossidabili, dalle scelte ardite, un monogamo che fa del suo mestiere uno scopo di vita. Insieme a lui il fedele Watson, sveglio, buono, rispettoso e altruista a tal punto da non poter abbandonare mai il suo amico. Entrambi sono incomparabilmente sexy (delizia per le spettatrici donne), lottatori all’ultimo pugno (diletto per gli spettatori di sesso maschile) e il tutto è infarcito dagli immancabili effetti speciali che ricordano i moderni videogames.
Gioco che si mescola a giallo. Genere letterario trasposto sul grande schermo. Grigia Londra di fine ‘800 ricostruita con incantevole credibilità.
Ognuno di questi abili elementi colpisce lo spettatore con passione, facendogli dimenticare tempo, luogo e spazio, fino a fonderlo in un istintivo e animalesco incitamento del bene contro il male.
Come domandare ai prosciugati, reiterati e munti cinepanettoni nostrani di competere con un prodotto d’intrattenimento di tale sapienza e maestria?
Impossibile. Altro non resta, che augurare a Carlo Verdone che il suo Io, loro e Lara (in 650 sale italiane) non ci faccia attendere con altrettanta bramosia l’invasione degli Avatar di James Cameron.

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