All’ombra del grande fratello
Meglio l’home video della sala. E dietro la sala… l’ombra di Hollywood. Chiari e scuri della distribuzione inglese, una delle più floride al mondo
di Laura Giacalone
Laura.Giacalone@gmail.com
Primo in Europa per giro d’affari e terzo nel mondo dopo Stati Uniti e Giappone, il Regno Unito è uno dei mercati leader per la produzione e il consumo di film. Nello sviluppo dell’industria cinematografica britannica il ruolo giocato dalla distribuzione – il cosiddetto “anello invisibile” della catena industriale – è stato tanto importante quanto quello di produttori e film maker.
Se si prova a leggere la storia del cinema britannico attraverso l’evoluzione dei suoi meccanismi distributivi, si vedrà come da sempre l’industria cinematografica anglosassone abbia dovuto affrontare il problema della definizione della propria identità, in relazione soprattutto alle pesanti ingerenze economiche e culturali del mercato statunitense. Quello britannico è infatti un mercato cresciuto all’ombra di un fratello maggiore spesso ingombrante, che tuttavia ha rappresentato una fonte di sostegno insostituibile per lo sviluppo dell’industria nazionale.
Le origini di tale mercato affondano nel 1909, con la creazione della Kinematograph Manufacturers’ Association, che rappresentava sia i produttori che i fornitori di macchine per il cinema. A quel tempo erano gli stessi fornitori che, oltre a vendere i macchinari, producevano i film e spesso vi prendevano parte perfino come attori, proprio per dimostrare il funzionamento dei proiettori. È a partire dal 1915 che il ruolo dei distributori acquista la specificità che oggi le è propria.
Ma la spietata concorrenza del cinema statunitense non si fa attendere. Se nel 1914 il 25% dei film proiettati nel Regno Unito erano britannici, nel 1926 la percentuale crolla al 5%. Per dare nuovo impulso all’industria nazionale, nel 1927 viene varato il Cinematograph Films Act, che istituisce per legge una quota minima di film britannici da proiettare nelle sale. Nuove misure protettive arrivano nel 1938, con un provvedimento che assicura incentivi e incoraggia investimenti dall’estero, aprendo la strada agli Studios hollywoodiani.
Oggi il mercato britannico è dominato da una serie di grandi distributori affiliati agli Studios, affiancati da piccoli distributori indipendenti. Ogni anno nelle sale del Regno Unito escono circa 450 nuovi film, per i quali i distributori investono più 250 milioni di sterline l’anno, spesi per metà nella produzione fisica delle pellicole e nel loro trasporto. Costi che negli anni a venire potranno essere ridotti con la distribuzione digitale. A questi si aggiungono i costi esorbitanti della promozione, investiti soprattutto in spot televisivi. Secondo le stime della Film Distributors’ Association, il ritorno economico della distribuzione nel Regno Unito si aggira intorno ai 2,4 miliardi di sterline, di cui solo un terzo deriva dalla vendita dei biglietti. La maggior parte delle entrate arriva dall’home video, vero traino di un mercato ipertrofico in continua evoluzione. Per gli inglesi dunque una cosa è certa: che si tratti di cinema indipendente o di un blockbuster targato Hollywood, è meglio gustarselo sulla poltrona di casa propria.





