Io, loro e Lara

Sul grande schermo torna il color “Verdone”: un missionario in crisi mistica prende il posto del borghese con problemi familiari e incarna un messaggio di ottimismo e cambiamento sociale
di Stefano Papalia
Dimenticate il Verdone degli ultimi dieci anni. Cancellate dalla memoria quel personaggio borghese sempre aggredito da crisi esistenziali e problemi di famiglia, che se non ha le corna, quanto meno le mette. Il regista, attore e sceneggiatore fa uscire quest’ultimo film dagli schemi e dalle regole, da quegli schemi e da quelle regole che lui, Verdone, aveva creato su di sé, intorno al suo personaggio, ormai divenuto sempre e soltanto lo stesso, appiattito dal tempo, dalla monotonia, dal ripetersi, dalla banalità. Il regista in conferenza stampa sottolinea di essersi reso conto delle critiche e dell’apprezzamento calante da parte di un pubblico desideroso di novità e come l’araba fenice, rinasce dalle sue ceneri e torna a splendere più di prima, perché questo è senza dubbio uno dei suoi film più riusciti.
Un missionario (Carlo Verdone) con crisi spirituale torna a Roma, dopo dieci anni passati in Africa. Il suo superiore lo tranquillizza dicendo che è tutto normale e che un po’ di tempo trascorso in famiglia non potrà che fargli bene. Giunto a casa trova una rivoluzione totale: un padre (Sergio Fiorentini) ringiovanito e sposato con la sua giovane badante (Olga Balan); una sorella (Anna Bonaiuto) e un fratello (Marco Giallini) imbestialiti, perché convinti che si tratti solo di un matrimonio di convenienza. Ma questo non sarà nulla rispetto a quello che accadrà dopo e che porterà nella famiglia, un nuovo elemento, la misteriosa, bellissima e conturbante Lara (Laura Chiatti). Se a tutto ciò si aggiunge una psicoterapeuta (Angela Finocchiaro) che impazzisce per un prete, quello che ne esce è un mix decisamente esplosivo e una storia assolutamente accattivante. Attraverso una serie di equivoci, di battute esilaranti, di critiche sociali e di “messaggi di speranza verso un futuro che sia migliore di questo presente troppo sbagliato”, come dice lo stesso regista, il film scorre e una volta finito lascia qualcosa dentro.
In conferenza si fanno paragoni con i film che lo hanno battezzato: da Un sacco bello a Borotalco, il suo preferito. Verdone ripercorre la sua carriera, la sua storia e lo fa con tutta la semplicità, l’umiltà e la simpatia di cui è capace strappando gli applausi dei presenti. Poi arrivano gli elogi per il cast. Per un grandissimo Marco Giallini in versione comica, che tira fuori dei tempi di recitazione perfetti e si guadagna spazio e apprezzamenti. Lo stesso Verdone si è detto soddisfatto e stupito della sua interpretazione. Laura Chiatti è l’assoluta protagonista, capace di concentrare su di sé l’attenzione dello spettatore in tutte le scene dove compare. Lei è conturbante, tanto da indurre in tentazione un missionario, ma allo stesso tempo innocente, di una bellezza indiscutibile e messa in risalto dal capello scuro, voluto dal regista “per darle l’aspetto della ragazza della porta accanto”.
Verdone vuole dare un messaggio di speranza, vuole essere ottimista. Dice che se nel mondo ci fosse un po’ di fede in più, le cose potrebbero migliorare. Affronta appositamente i temi dell’intolleranza e appositamente porta sullo schermo la figura di questi nuovi e giovani sacerdoti, che scendono dal pulpito per parlare alla gente e per ascoltarla.
Il film uscirà in Italia il 5 gennaio, con un’anteprima straordinaria nazionale il 2 gennaio all’Aquila, che lo stesso regista aveva promesso agli aquilani qualche mese fa.


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