Joe Strummer: il futuro non è scritto

Autore di celebri video clip musicali, Julien Temple rende omaggio a una delle più grandi icone della storia del rock. Lunga vita al punk…
di Laura Giacalone
laura.giacalone@gmail.com
«Penso che la gente debba sapere che noi dei Clash siamo anti-fascisti, contro la violenza, siamo anti-razzisti e per la creatività. Noi siamo contro l’ignoranza». Una dichiarazione, quella di Joe Strummer, storico leader dei Clash, che suona come un manifesto, l’ideale di fondo di un fenomeno culturale destinato a travolgere le generazioni degli anni 70-80 e arrivare potentissimo fino ai giorni nostri. Oggi saremo pure «oche all’ingrasso» – come dice Julien Temple, il regista del documentario Joe Strummer: il futuro non è scritto – ma «il punk non è morto». E la sua eredità va raccolta soprattutto dalle nuove generazioni, imbottite di vuoti mediatici e imbrigliate nelle prigioni ideologiche di falsi miti.
È con questo spirito che Temple, autore di diversi lungometraggi e video clip musicali (dai Sex Pistols a David Bowie, da Tom Petty ai Blur), rende omaggio a una delle più grandi icone della storia del rock, mescolando immagini di repertorio, documenti inediti e testimonianze autorevoli, fra cui quelle di Bono Vox, Martin Scorsese, Jim Jarmusch e Johnny Depp, tutti riunini attorno a un falò a celebrare il ricordo dell’amico scomparso.
Attraverso un collage lucido e commosso prende corpo un rock-amarcord in cui ritroviamo i nastri di “London Calling”, il programma radiofonico che il frontman dei Clash conduceva su BBC World, i filmini in 8mm di Joe bambino, le performance inedite dello Strummer pre-Clash, e ancora fotografie, disegni animati, materiali d’archivio, interviste. Il tutto scandito ovviamente dalle indimenticabili “hit” che hanno segnato la storia del punk, da Rock The Casbah a Should I Stay Or Should I Go?.
Ad emergere è il profilo di un artista ribelle ed eclettico che seppe essere musicista, attore, regista e soprattutto pensatore. Una testimonianza appassionata che nasce da una devozione ma che non scivola mai nell’agiografia. Di Strummer, infatti, Temple costruisce un ritratto complesso, fatto di luci e ombre, capace di celebrare la forza di un mito senza dimenticare gli aspetti più neri della sua umanità. Un must per tutti i fan dei Clash e per tutti coloro che non lo sono ancora.





