Professione Stuntman

Nasce la Stunt Concept International Academy, la prima accademia internazionale per stuntmen e stunt-coordinators, aperta anche alle donne. Claudio Pacifico ci racconta di cosa si tratta
di Luca Adami
lucadami@hotmail.it
Un uomo e il suo sogno sono i protagonisti di innumerevoli pellicole cinematografiche: c’è chi racconta storie fantastiche come accade in Big Fish, chi svela realtà psicologiche come Danny De Vito in The Big Kahuna e, sempre parlando di ‘big’, c’è chi attende con trepidazione l’inaugurazione della nuova Stunt Concept International Academy di Roma, una vera e propria scuola di formazione per stuntmen e stunt-coordinators che si propone fra gli obiettivi di base quello (e forse il più impegnativo) di diventare un nuovo punto di riferimento nel settore. A dirigerla lo stunt Claudio Pacifico, che ha partecipato tra gli altri a King David (1985) e Giovanni Falcone (1993), Il talento di Mr. Ripley (1999) e Che – Guerriglia (2008), realizzando anche come Coordinatore di Unità Stuntmen pellicole come U-571 nel 2000 (film che gli valse la nomination al Taurus World Stunt Awards come ‘Best Water Work’) e Maléna di Giuseppe Tornatore. Nel 2002 ha ricevuto un’altra nomination come ‘Best Fight’ per Gangs of New York di Martin Scorsese. Abbiamo chiesto direttamente a lui di raccontarci l’avvio della sua carriera e la nascita della nuova accademia.
Come è nata la tua attività di stuntman?
«Sono figlio d’arte, mio padre Benito Pacifico ha fatto questo mestiere per più di quarant’anni e purtroppo è venuto a mancare due anni fa. Da lui ho appreso il mestiere, è stato un amore a prima vista, cioè ci sono nato dentro».
Che difficoltà hai incontrato nella realizzazione del progetto dell’Accademia?
«Moltissime. Sono ormai tredici anni che ho quest’idea e oggi fortunatamente si sta realizzando. In questi anni ho purtroppo incontrato parecchie realtà, anche politiche, che mi hanno ostacolato».
E all’interno della scuola come intendi sviluppare le attività, i corsi, le attrezzature?
«Il circolo sportivo KiFlow ci dà la possibilità di usare la sua struttura: avremo una torretta, la palestra per la scherma, la piscina, e fuori c’è il parco per altri addestramenti specifici… insomma possiamo organizzare dei bei corsi».
In riferimento alla squadra, la scuola sarà aperta anche alle donne, quindi delle future stuntwomen. Perché, secondo te, in Italia sono ancora poco considerate?
«Innanzitutto perché ce ne sono pochissime, e poi perché c’è un ambiente pressappochista: poche, pochissime produzioni chiamano dei veri professionisti. Il mio intento è proprio quello di creare una squadra di donne ben preparate per poter fare un lavoro più completo e molto più professionale».
In un’intervista al Corriere hai detto che un bravo stuntman sa riconoscere i propri limiti, calcolare i rischi. Quindi fare lo stuntman è un modo per maturare e diventare adulti?
«Esatto, soprattutto per me che ho molte specializzazioni. Mi tocca avere sempre il buon senso acceso, no? Proprio per non incappare nell’onnipotenza. La realtà è che io mi sono fatto male un paio di volte nel mio mestiere, non in modo grave, ma per delle stupidaggini…».
Sono cose normali: se uno sta tutto il giorno alla scrivania davanti a un PC gli viene male agli occhi, mentre se uno salta dai palazzi…
«Sì, è normale [ride]. Mi capita spesso di fare cose abbastanza difficili e allora il mio buon senso è quello che mi fa stare in guardia. Diventa un calcolo, una visione periferica completa di quello che stai facendo perché a volte nel fare un’azione devi calcolare anche il vento, il tempo, l’umidità, la luce, il caldo, il freddo».
Recentemente hai lavorato in Prince of Persia della Disney e in Preferisco il Paradiso con Gigi Proietti. Che sensazione si prova a fare lo stuntman in un film?
«Magari dentro di me sono molto soddisfatto perché ho fatto tanto per quel film o per questo lavoro, però dopo la soddisfazione c’è subito l’autocritica. Mi rendo conto che tutto cambia in questa professione, non è mai la stessa cosa».
Probabilmente l’accademia ti porterà via tanto tempo ma, in generale, che progetti hai per il prossimo futuro?
«Sull’accademia concentrerò tutte le mie forze per adesso. Se ho la possibilità o il tempo per fare altri lavori ben vengano. Ma l’accademia, intanto, è la prima tappa… il resto si vedrà».





