Il mio amico Eric

Un postino depresso, un personaggio immaginario d’eccezione e le rivoluzioni del quotidiano, nell’ultima splendida commedia di Ken Loach
di Laura Giacalone
laura.giacalone@gmail.com
Il postino Eric (un meraviglioso Steve Evets) è alle prese con il caos di una vita che va a rotoli. La sua intelligenza non gli ha permesso di uscire dal tunnel in cui lo ha spinto il suo fare-lo-struzzo da una vita. Soffre di attacchi di panico che gli hanno impedito di avere un rapporto duraturo e stabile con una donna (e quando lo vediamo per la prima volta è proprio nel bel mezzo di un attacco di panico nella forte, minimale scena dell’incidente d’auto, il prologo). Il suo primo matrimonio è fallito a causa della propria fuga e il suo secondo matrimonio a causa della fuga della moglie, la quale gli ha lasciato due figliastri adolescenti e ingestibili che però tira su come fossero suoi. Quando si trova ad avere a che fare, dopo trent’anni, con la prima moglie Lily (Stephanie Bishop) per tenere a turno la loro nipotina in attesa che la figlia possa prepararsi per la laurea, Eric è così sconvolto che riesce appena a conservare il lavoro. Gli amici tentano di aiutarlo e lo vanno a trovare: Meatballs, sedicente capo dei postini, accanito lettore di collane di auto-aiuto, improvvisa una sorta di seduta spiritica durante la quale ognuno è invitato a pensare a qualche personaggio famoso con cui immedesimarsi… Lasciato solo dagli amici, Eric se ne va in camera sua a fumare dell’erba e comincia a chiacchierare con il poster a grandezza naturale del suo idolo calcistico, finché questi non appare in carne e ossa e comincia a fumare con lui: è Eric Cantona (divertentissimo e autoironico interprete di se stesso). Tra una canna e un bicchier di vino, comincerà tra i due un profondo scambio, una specie di psicoterapia che riporterà Eric il postino a riprendere in mano la propria vita recuperando la fiducia negli amici, nel gioco di squadra che un tempo così tanto lo appassionava, e in se stesso – attraverso la finale collettiva e salvifica “operazione Cantona”.
Una commedia o quasi del compagno Ken Loach (una commedia di Ken Loach!), deliziosa, all’insegna dello «United we stand, divided we fall» («L’unione fa la forza»), un omaggio al gioco di squadra contro la deriva individualistica e il solipsismo che ci attanaglia in questi anni, nella vita come nel cinema, corredata di tutto l’armamentario “sociale” a cui ci ha abituato il caro, vecchio, buon Ken.





