Ben X

Nell’opera prima del belga Balthazar, un ragazzo autistico trova nel virtuale le armi per difendersi dalle difficoltà del reale
di Marcello Giacalone
marcello.giacalone@gmail.com
Un bambino speciale, un ragazzo speciale, una sensibilità e una percezione delle cose, delle persone, differenti dalla normalità. Questo è quello che Ben (Greg Timmermans) sente ripetere a medici e psicologi fin da piccolo, quando sua madre (Marijke Piony) cerca l’aiuto di “esperti” per riuscire a rendere partecipe il figlio della realtà che lo circonda. Ben è affetto dalla sindrome di Asperger, una forma di autismo che lo rende incapace di una interazione sociale spontanea e normale, seppur dotato di una intelligenza fuori dal comune. La sua routine è scandita da rituali puntuali e ossessivi, ma deve inesorabilmente confrontarsi e scontrarsi col mondo circostante. Un mondo complicato, fatto di gesti meccanici incomprensibili, che Ben regista accuratamente con una piccola telecamera. Filtra attraverso uno schermo quello che non riesce a percepire direttamente intorno a lui. Ogni mattina, all’ingresso dell’istituto tecnico che frequenta, gli piomba addosso un mondo opprimente e umiliante, a causa dei continui soprusi e angherie dei compagni di scuola, incuriositi dall’”alieno” inerme. Ben X invece è un altro, è l’eroe, l’avatar in un videogioco online in cui Ben è il più forte, con le sue armi e i suoi scudi invincibili. Dietro lo schermo e con un mouse nel pugno il mondo è comprensibile, finalmente gestibile, l’unico in cui Ben riesce a realizzarsi senza la paura di ciò che sta intorno. Il circolo vizioso delle giornate all’esterno si fa però sempre più pesante, insopportabile, fino a che Ben, ispirandosi al suo avatar, non decide di risolvere la situazione seguendo una sua logica radicale. L’inaspettata intrusione nel mondo reale di Scarlite (Laura Verlinden), inseparabile compagna di gioco online, stravolgerà però l’evoluzione dei fatti, aprendo una breccia nel complicato sistema di difese autodistruttive di Ben.
Dopo due anni dalla produzione e dopo aver collezionato diversi riconoscimenti (tra cui i premi del pubblico ai Festival di Montreal e Sedona e il premio come miglior lungometraggio al YoungAbout Festival 2009), questo piccolo e fortunato caso cinematografico arriva anche in Italia. Diretto dall’esordiente belga Nic Balthazar, Ben X si basa sul romanzo scritto dallo stesso regista Nothing Was All He Said. Ispirandosi a un drammatico fatto di cronaca, il suicidio di un ragazzino autistico a causa dei soprusi dei compagni di scuola, Balthazar rappresenta più di una semplice denuncia anti-bullismo. È uno spaccato del complicato mondo dei giovani nel loro rapporto col diverso, l’emarginato. La figura di Ben ovviamente amplifica questa tematica, dato che la sindrome di cui è affetto lo pone in una posizione nettamente più complicata rispetto ai suoi coetanei. L’incomunicabilità dei propri pensieri e sentimenti e il riversamento della propria personalità repressa in mondo parallelo è stato ben ricreato tramite la scelta di una realtà virtuale, che oggi rappresenta una vera e propria seconda vita per molti giovani. Balthazar alterna i due mondi sullo schermo con uno stile spesso da video clip, il che a volte può risultare eccessivo, ma ben si sposa con la generazione descritta. La buona interpretazione di Timmermans nella parte del protagonista accresce la carica drammatica del film, con un climax che seduce lo spettatore (anche se sfocia in un inatteso apice sentimentale e malinconico meno valido rispetto al tono precedente). La storia riscritta del giovane regista belga lascia un messaggio importante, non nuovo, ma che è bene sempre tenere a mente: i mondi diversi e paralleli sono possibili, dentro e fuori ogni individuo.





