La filosofia di Twilight

Edito da Fazi, il libro di Irwin, a cura di Housel e Wisnewski, fa luce sul fenomeno Meyer e sul dilagare del mito contemporaneo del vampiro bello, dannato e integrato
di Massimiliano Pistonesi
m.pistonesi@gmail.com
Si sa, ogni generazione trova un proprio modello in cui riconoscersi e/o trovare un rifugio, un isolamento dai rumori e dai suoni del mondo circostante. Non che la gioventù di oggi possa essere definita come gioventù vampira o vampirizzata – e se la batterebbe con quella che cammina tre metri sopra il cielo – ma sta di fatto che il ritorno sul grande schermo di New Moon, secondo capitolo della saga di Twilight, pone degli interrogativi su un successo clamoroso che travalica il mero senso commerciale del tutto. Insomma, come spiegare folle urlanti di ragazzine, e non solo, in attesa di vedere il nuovo episodio nato dalla penna di Stephenie Meyer senza contare che sanno come la storia va a finire visto che si sono già fatti fuori i romanzi?
E sì, perché questa giovane donna che vive nell’assolata Arizona con marito e prole ha innescato un corto circuito generazionale improvviso. Non si tratta solo di film o di libri ma di qualcosa di più profondo. È vero che sempre la solita Meyer s’è presa i fulmini e tuoni dei vari Stephen King e co. che l’hanno tacciata, senza giri di parole, di non saper scrivere. Sarà, caro Steven, noi continuiamo a volerti bene e ad aspettare che ci ritiri fuori qualcosa che faccia accendere una luce nella notte, ma per il momento è la Meyer che pare avere più ragioni, se non altro quella dei numeri. I suoi vampiri sono tutto tranne che vampiri in termini classici: belli, eterei, profondamente tormentati, condannati a una zona grigia tra mondo umano e tenebre, tremendamente sentimentali. Ma se non sono vampiri, nel senso classico, allora come si spiega che dopo l’uragano Twilight sia sorta un’ondata vampiresca che ha invaso librerie, cinema, serie televisive? Non manca giorno che non arrivi la notizia che qualcuno interpreterà un vampiro, ultimo arrivato Johnny Depp, che prima di rinfilarsi i panni del pirata sarà un non-morto.
Bene, tra le tanti invasioni, ce ne è una in più che cerca di far luce sul fenomeno: parliamo de La filosofia di Twilight di Irwin-Housel-Wisnewski (Fazi Editore). A parte il titolo ammiccante, il libro è un’analisi seria e completa sul fenomeno generato dalla Meyer, ma contiene anche delle curiosità. A leggerlo sembra di capire che non ci libereremo presto di questo nuovo tipo di vampiro. Infatti, i temi affrontati dalla Meyer, come sottolineato ne La Filosofia, sono svariati: dall’erotismo al cibo, fino addirittura alla dieta vegetariana (i vampiri buoni di Twilight non bevono sangue umano) e, soprattutto, a una nuova idea di gender rappresentato da Bella Swann. Quindi non un corredo o un elenco, ma un procedimento serio, a tratti anche ironico per approfondire il fenomeno di oggigiorno, quello dei vampiri integrati, in opposizioni a quelli apocalittici di King e Co. Chi vincerà?






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