In arrivo Sherlock Holmes

Robert Downey Jr. e Jude Law vestiranno i panni della celebre coppia di detective nella pellicola natalizia firmata da Guy Ritchie
di Luca Adami
lucadami@hotmail.it
È tradizione che, sotto il periodo di feste sacre, tutti (cinema compresi) si diventi più buoni. Da anni durante i giorni che precedono il Natale le televisioni ci propongono pressoché la stessa scaletta standard: Una poltrona per due, Una promessa è una promessa, magari qualche Mamma ho perso l’aereo… ma quest’anno c’è una novità: il nuovo Sherlock Holmes, detective cocainomane/morfinomane coniato dalla penna di Arthur Conan Doyle, si presenta al grande pubblico di tutto il mondo proprio il 25 dicembre, sfatando il mito della bontà-a-tutti-i-costi e del perbenismo festivo.
Con un budget di “appena” 80 milioni di dollari, questa co-produzione anglo-americana propone grandi nomi nel cast e scelte azzeccate su ogni piano di lavorazione. Qualche esempio?
Il regista Guy Ritchie ha talmente fatto parlare di sé in questi ultimi anni che sarebbe superfluo esaltarlo nuovamente, col rischio di ricadere nell’unico flop ai botteghini della sua carriera (Travolti dal destino, remake del ben più famoso film datato 1974 della Wertmuller: Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto). Ma di ottime pellicole Ritchie non può certo dire di essere parco: Lock & Stock – Pazzi scatenati (1999), The Snatch – Lo strappo (2000), Revolver (2005), fino all’ultimo Rocknrolla nel 2008, contestato di “tarantinismo”.
Questa sua nuova prova registica è però affiancata da un cast d’eccezione: Robert Downey Jr. come Sherlock Holmes e Jude Law nel ruolo di Watson; per non parlare di un certo Hans Zimmer alla direzione musicale, che tutti ricordiamo soprattutto per quell’Oscar alla miglior colonna sonora ottenuto nel 1995 con Il re leone.
Tagliando nettamente i ponti col passato, Guy Ritchie ha creato un film dal notevole impatto, al punto che è stato classificato PG-13 a causa di alcune sequenze ritenute violente e immagini shock.
C’è da ammettere che, a discapito di una trama non propriamente machiavellica come il buon Conan Doyle ci aveva abituato, questa nuova interpretazione del personaggio di Holmes non è propriamente da buttare nel cestino: il film è ambientato nel 1891 e ruota intorno al tentativo di fermare un complotto che minaccia di distruggere l’intero Regno Unito. Il cattivone di turno è il perfido leader del culto satanista Lord Blackwood (Mark Strong), il quale mentre viene condotto al patibolo promette che tornerà dal mondo dei morti e avrà la sua personale vendetta.
Per non tenere del tutto il pubblico sulle spine, nel maggio 2009 la Warner Bros ha redatto una trama ufficiale da dare in pasto alla stampa e al grande pubblico:
«Come un nuovo dinamico ritratto del più famoso personaggio di Arthur Conan Doyle, il film Sherlock Holmes porta il detective e il suo prode compagno Watson alla loro ultima sfida. Rivelando abilità di combattimento letali quanto il suo leggendario intelletto, Holmes combatterà come mai prima per sconfiggere il nuovo nemico e rivelare il complotto mortale che potrebbe distruggere il paese».
La casa di produzione continua poi, dicendo:
«Rachel McAdams interpreterà Irene Adler, l’unica donna che sia mai riuscita a battere Holmes, mantenendo con lui un tempestoso rapporto. Mark Strong, invece, sarà il loro nuovo misterioso avversario, Lord Blackwood».
Nulla da stupirsi se la trama non si evolve mai più di quelle due righe necessarie per descriverla, poiché l’intera pellicola è decisamente più basata sulla spettacolarità che sul senso narrativo. In effetti la nuova versione del detective inglese potrebbe non piacere ai cultori del genere, o ai fans di Conan Doyle, che potrebbero trovarlo troppo donnaiolo, a tratti troppo spiritoso, eccessivamente teatrale… in una parola: decisamente “yankee”.
Anche soltanto il fatto della giovane età di Robert Downey Jr. rispetto all’età suggerita dagli scritti su Holmes potrebbe far storcere il naso, così come l’innovativa visione del personaggio di Watson: nei libri era tipicamente raffigurato come un fedele amico, un po’ ingenuo (specialmente se messo a confronto con l’acume del detective-protagonista) e la sua riproduzione più fedele, probabilmente, si poteva avere con l’interpretazione di Nigel Bruce nei film degli anni ‘30 e ‘40, con il celebre Basil Rathbone nella parte di Sherlock. Insieme l’accoppiata vincente registrò ben quattordici pellicole in bianco e nero, a cui poi i registi si sono ispirati per i remake fino al 1985 con Young Sherlock Holmes del maestro Barry Levinson.
Lo stesso produttore Lionel Wigram ammette che per più di dieci anni aveva pensato al modo di poter presentare un personaggio abusato come Holmes:
«Ho capito che le immagini che vedevo nella mia testa erano diverse dalle immagini che avevo visto nei film precedenti».
Questa, infatti, è una storia molto più moderna, più dal carattere bohémien, con un Holmes che si comporta più da artista che da detective dedito alla logica ed alla razionalità.
Wigram, inoltre, ha cercato un ambito più recente per la storia, in modo che possa attirare un vasto pubblico, e ha ideato il personaggio di Lord Blackwood che si basa su Aleister Crowley (occultista britannico della fine dell’ottocento), che è stato causa del fascino di Conan Doyle per l’occulto.
E che motivi (o scuse) ha trovato Guy Ritchie per giustificare una tale discrepanza fra i personaggi classici e quelli moderni? Una giustificazione logica, c’è da ammetterlo, che però non soddisferà proprio tutti: Sherlock Holmes non è stato sul grande schermo per molto tempo, perciò non esiste una versione cinematografica di lui che la gente abbia completamente abbracciato.
In questo risiede la grande speranza del regista inglese, della Warner Bros, del cast e dei produttori. C’è vivamente da sperare che anche il pubblico sia d’accordo con loro…





