Zalone contro i Vampiri

Cado-dalle-nubi

In soli tre giorni Cado dalle nubi supera New Moon e Dorian Gray e si piazza al primo posto nella box office chart del weekend

di Sandra Capitano
sandracapitano@gmail.com

Dalla tv al cinema. Dopo Antonio Albanese, Claudio Bisio, Geppi Cucciari, Ficarra e Picone, Alex e Franz, Enrico Brignano e i famosissimi Aldo Giovanni e Giacomo, arriva nelle nostre sale anche Checco Zelone.
Con 2.700.000 euro in soli tre giorni di programmazione, il cabarettista di Zelig supera i vampiri di New Moon (2.400.000 per un totale a oggi di 14 milioni e mezzo di euro), e l’atteso Dorian Gray (1.300.000 in 215 sale) e si piazza primo nella box office chart di questo weekend con la commedia Cado dalle nubi.
Nonostante l’offerta cinematografica comprendesse altre tre squisite commedie romantiche (l’americano La dura verità, 660.000, l’italiano Meno male che ci sei, 350.000, il furbo, ma  un pò sopravvalutato 500 giorni insieme, 121.000), il contestato dramma Francesca (24.000 in 22 sale) e Triage di Tanovic presentato all’ultimo Festival di Roma, (25.000 in 27 sale) il pugliese Zalone, diretto dal suo collega degli esordi su Telenorba, Gennaro Nunziante (sceneggiatore, tra gli altri, di Commediasexi con Paolo Bonolis e Casomai con Fabio Volo) è riuscito ad affollare di teenagers e famiglie le 430 sale in cui è stato distribuito dalla Medusa, con una commedia molto semplice, eppure centrata.
Ma chi è Checco Zalone? Famoso ai più per la recentissima canzone sulla vicenda Berlusconi-D’Addario, Luca Medici (vero nome all’anagrafe) è nato a Bari nel 1977 e, dopo una laurea in giurisprudenza, ha deciso di presentarsi al mondo dello spettacolo con lo pseudonimo derivante dal “che-cozzalone” che in dialetto barese significa “che tamarro”.  Dopo essersi fatto notare nel 2005 a Zelig Circus, per l’azzeccata imitazione di Carmen Consoli, ha raggiunto la notorietà grazie a Siamo una squadra fortissimi ritornello dedicato ai tifosi della nazionale e ha persistito nell’essere uno degli ospiti fissi nel famoso locale milanese.
Il suo personaggio è l’uomo ancora più medio dell’italiano medio, quello che fa rilassare e infonde simpatia (e forse anche rassicurazione?). La mediocrità procace che interpreta a tratti diverte, ricordando a suo modo il grande maestro Totò, per altri aspetti invece rattrista, stimolando addirittura dell’imbarazzo.
Il Checco di Cado dalle nubi, è un possibile concorrente di X Factor, un aspirante candidato al Grande Fratello, probabilmente scartato dal provino nella piazzetta di provincia. Sebbene si rifiuti di avere un telefonino («perché gli artisti, quelli veri, sono introvabili», come dichiara), non conosce i congiuntivi, sbaglia le sintassi, consiglia al cugino gay «fare finalmente outlet» (ovvero “outing”), si vergogna ad entrare in una libreria e dice al suo amico di colore di essere inferiore e che fra loro esiste una forte diversità. Allergico alla cultura, Checco non solo fa rabbrividire i gay, ma anche i leghisti che continuano a chiamarlo “il troglodita del sud”.
Nonostante le facilonerie poco credibili che forzatamente inneggiano alla banale risata degli italiani (quelli non vogliosi di dedicarsi sin da adesso allo shopping natalizio) la commedia è onestamente ciò che appare. Contrariamente a certe operazioni commercialmente furbe e ad altre, peggiori, fintamente intellettuali, Cado dalle nubi non ha pretese, se non il mero tentativo giocoso e sbarazzino di ridimensionare certe ristrettezze di idee dei nostri politici, così come dei ben pensanti.
Bravissimi Fabio Troiano e Dino Abbrescia per aver interpretato con scrupoloso realismo gli atteggiamenti, le movenze e i gesti di una deliziosa coppia gay.
Zalone, con la sua sincera e bonaria onestà interpretativa, ci fa pensare che in fondo, abbiamo visto di peggio.

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