Vampiri d’autore

John Ajvide Lindqvist

Mentre gli americani preparano un remake di Lasciami entrare, John Ajvide Lindqvist ci parla dei suoi nuovi progetti, tra cinema e letteratura

di Massimiliano Pistonesi
m.pistonesi@gmail.com

John Ajvide Lindqvist è uno scrittore fenomenale. Dal suo libro Lasciami entrare (tutti i suoi libri sono editi dalla Marsilio Editori) Tomas Alfredson ha tratto l’omonimo, e altrettanto bello, film. Entrambi, libro e film, sono horror, quindi siete avvisati fin da subito. Se poi diventate suoi fan godetevi anche il suo secondo romanzo L’estate dei morti viventi (il ragazzo vuole spaventare a tutti i costi), inutile dirlo: eccezionale anche questo.
Noi, John Lindqvist, lo abbiamo incontrato e vi garantiamo che di horror questo signore non ha proprio niente, anzi. Personaggio brillante, se non addirittura buffo in qualche momento, ma sincero e aperto come le sue storie, confessa una passione per i film di Bava, Fulci e Argento.
Prima di iniziare a scrivere hai fatto diversi mestieri…
«Volevo diventare un mago, ho vinto anche dei premi ma non è andata, così ho cominciato a fare il cabarettista, anche per strada, l’ho fatto per dodici anni. In seguito ho scritto per la tv, pezzi comici per attori».
Trovi differenza tra lo scrivere per la tv e scrivere un romanzo?
«No, credo che invece mi abbia aiutato».
Ma come sei passato dalla commedia all’horror?
«Intanto voglio dire che i due generi hanno più similitudini di quanto si possa pensare. Entrambi descrivono una situazione realistica con cui tutti possono relazionarsi e poi in quel contesto infilano dentro l’insolito, che nella commedia è qualcosa che fa ridere mentre nell’horror potrebbe essere un vampiro».
Cosa ti ispira per iniziare una storia?
«Inizio sempre da un’immagine. Poi vado alla ricerca di una storia dove sistemare quell’immagine e così inizio a mettere ordine a tutte le suggestioni che provo allora sono pronto perché mi basta mettere ordine a questo caos e inizia la scrittura».
Leggendo Lasciami entrare si provano diverse sensazioni e si sente una grande malinconia
«Lasciami entrare è un’autobiografia. Oscar (il protagonista di 13 anni ndr) vive nello stesso quartiere dove vivevo io quando avevo la sua età. Frequenta la mia stessa scuola e ha gli stessi problemi con i suoi coetani che avevo anch’io. In più è solo come lo ero io, l’unica cosa in cui differiamo e che io per vicino di casa non avevo un vampiro. All’epoca vedevo la vita molto cupa e provo ancora quelle sensazioni quando ritorno con la memoria a quei giorni».
Quando è uscito nei cinema molti hanno parlato dell’anti-Twilight
«Sì, lo so che in molti l’hanno detto e potrebbe essere vero, come è vero che è anche anti-Star Wars, o anti-Il postino. Ma queste cose riguardano la critica. Per quanto mi riguarda quando Tomas Alfredson mi ha mostrato le prime scene montate di Lasciami entrare io ero in estasi perché vedevo quello che avevo in mente mentre scrivevo, qualcosa di orrorifico e sentimentale».
Comunque nel vedere il film e leggere il romanzo si sente questa intimità
«Sì, è vero. Sai che molti hanno parlato di Lasciami entrare tirando in ballo Ingard Bergman».
Ma davvero?
«Sì, soprattutto gli americani e i francesi. Lasciami entrare è il film svedese che ha incassato di più negli Stati Uniti dopo Fanny e Alexander».
Però ora gli americani si preparano a fare un remake.
«Sì e sarà diretto da Matt Reeves (il regista di Cloverfield ndr)».
Ti hanno contattato per tentare di coinvolgerti nel progetto?
«Con Matt Reeves ci siamo scambiati delle mail, mi ha detto che lui non vuole fare il remake del film di Alfredson, ma vuole partire da capo dal libro. La cosa mi ha fatto piacere, però la cosa finisce qui, Per quanto mi riguarda il film perfetto tratto dal mio libro lo hanno già fatto».
Ti dispiace che non abbiano cercato un regista svedese per dirigerlo?
«Ho sempre avuto un’idea chiara al riguardo. Per me un regista non dovrebbe mai lasciare il suo paese. Prendiamo Ingard Bergman oppure Federico Fellini, non sono mai andati in America o lasciato il loro paese per fare i loro film, e questo deve significare qualcosa, no?».
Anche il tuo secondo libro L’estate dei morti viventi diverrà presto un film
«Sì, anche qui si sono già fatte avanti cinque produzioni americane e inglesi per farne un film».
Tutto nel segno dell’horror, vampiri, zombi…
«Il mio tentativo è quello di considerare queste creature in un contesto reale, voglio dire, ma se esistessero davvero cosa farebbero? Non credo che un vampiro sia così romantico come viene spesso rappresentato. E anche uno zombi che farebbe? Io penso che se ne ritornerebbe a casa sua. Sono un fan dell’horror italiano tra l’altro».
I mostri siamo noi
«Bè non vedo in giro vampiri o zombi».
Ma in Svezia come è vissuto il tuo successo internazionale?
«Sono tutti stupiti. Ma non per me, è che noi svedesi siamo sempre stupefatti quando qualcosa che facciamo ha risonanza fuori dai nostri confini, quando qualcuno si accorge che esistiamo».
Progetti per il futuro?
«Scrivere, ed essere felice. Scrivere serve a tenere a bada il mio lato oscuro. E poi volevo far notare una cosa di cui nessuno si è accorto: tre capitoli di Lasciami entrare finiscono con una citazione della Divina Commedia».

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