Segreti di famiglia – Tetro

TetroNel dramma moderno di Francis Ford Coppola i temi eterni delle rivalità e dei tradimenti che si annidano nei legami di sangue

di Marcello Giacalone
marcello.giacalone@gmail.com

Il giovane Bonnie (Alden Ehrenreich), prossimo alla maggiore età, decide di lasciare New York e la sua famiglia per ricercare a Buenos Aires il fratello maggiore, Angelo (Vincent Gallo). Costui ha tagliato nettamente i ponti con l’intera famiglia da dieci anni, rifugiandosi in Argentina col nome di Tetro, a causa del rapporto con l’ingombrante figura del padre-padrone, Carlo Tetracini (Klaus Maria Brandauer), acclamato direttore d’orchestra. Bonnie ha sempre idealizzato la figura del fratello, artista di successo e poeta maledetto, scappato nel quartiere bohemien di La Boca. L’accoglienza però riservatagli da Tetro non è quella sperata, la persona che il giovane ragazzo si trova davanti è una figura scontrosa, tormentata e contorta. I tentativi di avvicinamento al fratello risulterebbero quasi impossibili se Miranda (Maribel Verdù), la donna di Tetro, non si ponesse come elemento di congiunzione tra i due. Quello che Bonnie comincia a intravedere, anche tramite degli scritti trovati di nascosto nell’appartamento del fratello, è la figura di un uomo carico di un profondo talento poetico, ma anche di tristezza e rancore. Lo sviluppo personale ed artistico di Tetro è stato oppresso della prepotenza e dalla personalità del padre, secondo il quale «nella famiglia Tetracini c’è posto per un solo genio». Sarà la continuità della vena artistica, rinnovata in Bonnie, ad essere il mezzo per far venire a galla i segreti nascosti nel passato della famiglia e per ridefinire il legame tra il ragazzo e Tetro.
Francis Ford Coppola torna a raccontarci, col suo inconfondibile tocco, le vicende di una famiglia e dei suoi rapporti lacerati dalle rivalità e dai tradimenti. Oltre che la regia di Segreti di famiglia (Tetro), Coppola ha curato anche la sceneggiatura originale, la prima da trent’anni a questa parte, influenzata anche dalle vicende della famiglia del regista stesso. Si tratta di una storia di formazione, in cui un ragazzo, attraverso il rapporto difficile con l’eroe perduto della propria infanzia, fa luce sulle proprie origini, per dare una nuova e inaspettata forma alla maturità che sta per conquistare. È tutto un guardare dentro, per riportare alla luce fantasmi rimossi. La scelta del bianco e nero (usato dal regista solo in Rusty il selvaggio, col quale c’è un forte legame spirituale di temi) si rivela ideale per rappresentare poeticamente il contrasto tra luce e ombre proprio dei protagonisti. Determinanti nella rappresentazione dell’oscurità e della necessità della sua catarsi sono le intense prove del poliedrico Vincent Gallo e del giovanissimo Alden Ehrenreich, al suo esordio sul grande schermo. La storia risulta contestualizzata anche grazie all’impronta ben definita dei personaggi satellite, per l’interpretazione dei quali Coppola si è servito dei più autorevoli divi argentini di cinema, teatro e televisione. Grazie agli strumenti usati, l’insieme delle diverse unità narrative risulta armonico e la carica espressiva del film è coinvolgente, anche se sembra subire una fase di stallo proprio quando stanno per essere tirate le fila dell’intero discorso. Il buon Francis però chiude il cerchio, risolvendo le maledizioni dei vincoli di sangue proprio attraverso quegli stessi legami.

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